«Le bandiere rimosse dalla direzione sanitaria»
Protesta di Cgil, Cils, Uil e Fials contro l’appalto dei barellieri ieri al Santa Maria ma interviene il direttore dell’ospedale: «Non era stata chiesta l’autorizzazione»
REGGIO EMILIA. Doveva essere un incontro interlocutorio per sollecitare la mediazione del sindaco nella vertenza sull'appalto del trasporto dei malati all'interno del Santa Maria Nuova. La rimozione forzata delle bandiere dei sindacati dall'ingresso dell'Arcispedale l'ha trasformato in uno scontro all'arma bianca con la direzione ospedaliera. Ieri mattina Cgil, Cisl, Uil e l'autonomo Fials avevano issato i propri vessilli in viale Risorgimento davanti al Santa Maria mentre i loro rappresentanti, durante un sit-in di protesta davanti al municipio, si incontravano con il vicesindaco Matteo Sassi in attesa che li raggiungesse Luca Vecchi. Verso le undici li ha colti come un fulmine a ciel sereno la notizia che il direttore dell'arcispedale Ivan Trenti aveva fatto ritirare le bandiere e le teneva in un locale chiuso. I sindacati hanno reagito esponendo altre bandiere e cartelli in viale Umberto I, davanti al vecchio Spallanzani. «La mossa di Trenti - dichiarano Maurizio Frigeri della Cgil, Davide Battini della Cisl, Mauro Chiarini della Uil e Pasquale Liguori della Fials - è un gesto arrogante che dimostra come il direttore generale concepisca il dialogo e la democrazia. Ci è stato detto che le nostre bandiere offendevano il decoro dell'ospedale. In realtà è indecorosa l'azione di Trenti. E' un comportamento antisindacale». Dell'accaduto è stato poi informato, al suo arrivo in municipio, il sindaco Vecchi, che s'è impegnato a verificare i fatti. «Il motivo del decoro - ribatte Davide Fornaciari, direttore amministrativo del Santa Maria - non c'entra. Le bandiere sono state rimosse perchè i sindacati non avevano informato l'azienda nè avevano chiesto l'autorizzazione per la formazione di un presidio con esposizione di materiale all'ingresso dell'ospedale, che è luogo d'accesso di tutta l'utenza. Esigiamo che chiedano almeno l'autorizzazione e che il presidio non crei intralcio all'ingresso. Le bandiere non sono state sequestrate. Si trovano in un locale chiuso a chiave e presidiato. I sindacalisti le possono riprendere rivolgendosi al servizio alberghiero». Nel merito della questione i sindacati denunciano la possibile perdita di 22 posti di lavoro e il rischio che il servizio peggiori per i ricoverati. Vecchi e Sassi hanno detto di condividere queste preoccupazioni e sottolineano la necessità di ripensare interamente la formula degli appalti al massimo ribasso. L'azienda ospedaliera, infatti, trasferirà in altri reparti, con lo stipendio decurtato dell'indennità di lavoro notturno, i barellieri che da ottobre verranno sostituiti con il personale di Croce Amica One, la ditta vincitrice dell'appalto. Questi, però, prenderanno il posto di 22 operatori socio sanitari con contratto a tempo determinato. Si spera che Croce Amica ne riassuma cinque, con una retribuzione inferiore. Gli altri rimarrebbero a spasso. Neppure i sindacati, però, contano sull'eventuale annullamento della gara d'appalto, che molti pensavano che sarebbe stata vinta dalla ben conosciuta e affidabile Croce Verde.
Da parte sua, Croce Amica One Italia Srl sottolinea di avere «regolarmente gareggiato, insieme ad altre aziende, per ottenere l’aggiudicazione a suo favore dell’appalto inerente il servizio presso il Santa Maria Nuova; il tutto, lo si ribadisce ancora una volta, nell’ambito di regole e procedure stabilite dallo stesso ente appaltante ed ottenendo altresì una pronunzia favorevole da parte tribunale amministrativo».
Luciano Salsi
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