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Morto a 85 anni monsignor Beneventi

Morto a 85 anni monsignor Beneventi

Tanti bussavano alla porta dell'ex parroco di Ciano in cerca di aiuto: nel 2010 fu vittima di un’estorsione da parte di due fratelli

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CANOSSA. Vasto e profondo cordoglio ha suscitato ieri mattina a Ciano e in tutto il territorio canossano, ma anche a Gombio, paese di cui aveva guidato la parrocchia per quasi 30 anni, la morte a 85 anni di monsignor Valerio Beneventi, spentosi all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, dove era ricoverato da venerdì mattina, dopo un’ischemia che lo aveva colpito mentre si trovava nella sua residenza parrocchiale, proprio a Ciano d’Enza.

Monsignor Valerio Beneventi era nato a San Bartolomeo il 14 giugno 1929 e aveva ricevuto l’ordinazione presbiterale il 23 giugno 1957, più di 57 anni fa.

I primi incarichi pastorali lo videro impegnato come vicario cooperatore a Prignano (1957-1958), e poi c’era stato il lungo mandato come parroco di Gombio, fino al 1984, quando diventò parroco a Ciano d’Enza. Don Valerio è stato anche coadiutore a Vedriano, dal 1967 al 1969, parroco a Selvapiana dal 1993 al 1997 (dal maggio al settembre 1993 anche amministratore parrocchiale a Compiano), amministratore parrocchiale a Monchio delle Olle e Pianzo (1996-1997).

È rimasto parroco di Ciano d’Enza-Canossa dal 1984 all’autunno 2010, fungendo nel frattempo anche da amministratore parrocchiale a Rossena dal 1996 e, dal 2004, a Canossa, Cerredolo de’ Coppi, Roncaglio, Monchio delle Olle e Selvapiana.

Negli ultimi quattro anni era rimasto amministratore parrocchiale di Canossa e valido collaboratore del nuovo parroco dell’unità pastorale Ciano-Rossena-Canossa-Cerredolo de’ Coppi-Roncaglio-Selvapiana-Monchio delle Olle e Pianzo don Vasco Rosselli, disponibile per la celebrazione delle messe e per il sacramento della confessione.

Uno suo grande amico, don Raimondo Zanelli, ha voluto ricordare monsignor Beneventi come «un parroco con l’odore delle pecore», espressione resa ormai famosa da papa Francesco per indicare i sacerdoti capaci di evangelizzare in modo semplice, calandosi anima e corpo nel popolo che sono chiamati a servire.

Don Valerio aveva inoltre un grande spirito di sacrificio, che dimostrò fin dagli anni di Gombio, dove si era adattato ad abitare in una sorta di piccola baita, ed era pieno di premure per i sacerdoti più anziani delle sue zone pastorali, che spesso accompagnava in pellegrinaggi ai santuari.

Tanti bussavano alla sua porta per ricevere aiuto e conforto e lui non lo negava a nessuno.

Una generosità di cui qualcuno ha purtroppo voluto approfittare: dal 2008 al 2010 fu infatti protagonista, suo malgrado, di una triste vicenda che lo vide vittima di due truffatori senza scrupoli, Fabrizio e Paolo Trombi, poi condannati in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel gennaio di quest’anno. Inizialmente aiutati in assoluta buona fede dall’anziano parroco, i due in seguito avevano estorto denaro al sacerdote in un momento di particolare vulnerabilità, rovesciando anche sulla sua persona accuse infamanti, poi dimostratesi del tutto false.

Nel motivare la sentenza di condanna i giudici avevano parlato di una «situazione di progressiva insofferenza e di una disperazione» di don Beneventi, che all'esito delle indagini bancarie risultò privato pressoché di tutti i suoi depositi, che i due fratelli Trombi erano riusciti a intascarsi con l’inganno e attraverso una strategia diffamatoria.

La condanna dei due aveva restituito a una comunità ferita la figura un sacerdote generoso, umile e accogliente.

Luca Tondelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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