Palazzo Busetti, venti restauratori per salvare le opere dal degrado
Il team della ditta S.E.Sto. ha lavorato per oltre un anno su stucchi e affreschi posti ora sotto tutela Zuliani: «Recuperati due dipinti su tela di Francesco Viacavi e altri decori firmati da Anselmo Govi»
REGGIO EMILIA. Manca poco all’apertura al pubblico di Palazzo Busetti. Mercoledì, con l’inaugurazione di H&M, lo si potrà ammirare in tutto il suo splendore. Già la facciata è sotto gli occhi di tutti. Per l’interno bisogna attendere ma, incuriositi, abbiamo chiesto di dirci qualcosa di più a chi si è occupato dei beni storici e artistici che custodisce questo palazzo-scrigno. La direzione dei lavori è stata eseguita dall’architetto Ivan Sacchetti, mentre il restauro e la decorazione sono ad opera di S.E.Sto. (Servizi Edilizia Storica), divisione di Zuliani Srl. Abbiamo incontrato l’architetto Anna Vittoria Zuliani, direttore tecnico per le opere di restauro di beni immobili sottoposti a tutela.
Quali interventi avete effettuato?
«All'interno sono state eseguite opere conservative sugli stucchi appartenenti alle diverse epoche e ripristinate le coloriture degli intonaci con colori a calce. Il lavoro sugli affreschi è stato quello di pulitura e integrazione secondo le tecniche conservative. Sulla facciata il lavoro è stato quello di preparazione del fondo e di ricostruzione delle tinte, con riferimento ai palazzi romani del 1600, contemporanei a Palazzo Busetti».
Un intervento molto importante per la città, per voi immagino sia un onore?
«Dovevamo raggiungere degli obiettivi, primo tra tutti la salvaguardia e la promozione del monumento. Comunque sì, il nostro ruolo di braccio operativo, in questo contesto, è sicuramente motivo di onore. Così come il riscontro positivo nel parere della gente. Beh, forse onore è una parola grossa, ma certamente è una grande soddisfazione».
Quando sono iniziati i lavori?
«Abbiamo dato inizio alle fasi preliminari nella primavera del 2013».
In che condizioni era il Palazzo?
«Lo stato di fatto all’interno presentava tutte le forme di degrado da dismissione e delle manomissioni incongrue che per necessità d’uso e manutenzione erano state operate, anche e soprattutto alle architetture, nel secondo ‘900».
In quanti avete lavorato e per quanto tempo?
«Per le opere di restauro ed opere correlate abbiamo lavorato per oltre un anno. Tra squadre fisse e squadre per interventi occasionali, abbiamo impiegato oltre 20 operatori».
Ci può dire qualcosa di più sugli stucchi ed i dipinti trovati all’interno?
«Gli stucchi delle volte delle sale storiche recano al centro degli elementi pittorici: alcuni originali e altri di molto successivi. Nelle due sale ovest al piano terra, lato via Emilia, abbiamo due dipinti su tela, appunto gli originali, di Francesco Viacavi, allievo di Luca Ferrari (lo stesso Ferrari che ha eseguito gli affreschi della Ghiara). Le altre riquadrature, tre al piano terra e tre al primo, sono state decorate, e firmate, da Anselmo Govi negli anni del Ventennio. Una al piano terra è su tela, le altre direttamente su intonaco. Tecnicamente sono tempere miste, dove i colori sono legati con calce e altre colle naturali».
L’apertura ufficiale di mercoledì dalle 19.
Cristina Fabbri
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