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Bigonzetti: «Angelo era un uomo raro»

di Chiara Cabassa
Bigonzetti: «Angelo era un uomo raro»

Il coreografo di Aterballetto aveva ideato con Davoli “Certe Notti”. Oggi la camera ardente sarà allestita in Fonderia

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REGGIO EMILIA. «Allestire la camera ardente in Fonderia, sede di Aterballetto? Un atto dovuto». Mauro Bigonzetti, per anni direttore artistico della compagnia, due giorni fa si trovava a New York. Ed era appena arrivato a Roma quando la notizia della scomparsa di Angelo Davoli gli ha fatto cambiare rotta. Ed è dal treno che ieri sera lo stava portando a Reggio per essere oggi in Fonderia (dove la camera ardente darà allestita dalle 10 alle 19) che Bigonzetti ci parla di «un amico speciale e un uomo raro, quasi d’altri tempi».

Bigonzetti, quando ha conosciuto Angelo Davoli?

«Avevo visto alcune sue opere pittoriche e ne ero rimasto particolarmente colpito. Il suo lavoro parlava di lui, della sua umanità, della sua sensibilità. Si capiva che non era solo un pittore ma un artista a tutto tondo. Quando poi l’ho conosciuto ho subito pensato che dalla sua arte potevano arrivare stimoli importanti per la danza. Ma anche il contrario. E così è stato. Da qui è nata la nostra prima collaborazione per la coreografia “InCanto” ispirata all’Orlando Furioso e portata in scena da Aterballetto».

Poi è stata la volta di “Certe Notti”: coreografie di Mauro Bigonzetti, musica di Luciano Ligabue, scene e video-installazione di Angelo Davoli... Com’è stato lavorare con lui?

«Facile. E molto stimolate. Angelo era estremamente curioso e passava ore in sala prove a “rubare” i segreti della danza, dalla quale era incantato. Ma soprattutto lo ricordo come un uomo timido e riservato, nel senso migliore. Era come se camminasse sempre in punta di piedi, per non disturbare. Per non imporre la sua presenza. Forse l’aggettivo che più gli si addice è “raro”: era una persona speciale, nobile, mai invadente, sempre disponibile. Era un amico con il quale avrei voluto lavorare tutta la vita».

Come mai la scelta di allestire la camera ardente nella sede di Aterballetto?

«Mi sembra una scelta naturale, logica. E’ qui che Angelo ha lavorato prima di ammalarsi ed è qui che ha trascorso forse i suoi momenti più belli sia dal punto di vista professionale che umano. Questo luogo, la Fonderia, ci parlerà sempre di lui. Ed è giusto che la Fondazione lo ospiti prima del suo ultimo viaggio».

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