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Festareggio, pienone per Berlinguer

Festareggio, pienone per Berlinguer

Bagno di folla all’evento in cui la figlia Bianca ha ricordato il segretario storico Pci

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REGGIO EMILIA. Il Berlinguer pubblico e privato sono stati i protagonisti del partecipatissimo incontro di sabato sera alla tenda dibattiti di Festa Reggio. A ricordare, a trent’anni dalla morte, il segretario Pci, la figlia Bianca Berlinguer, direttore Tg3, la giornalista Chiara Valentini, autrice di una sua biografia rieditata da Feltrinelli ed il segretario provinciale Pd Andrea Costa, che ha condotto l'incontro. Prima del dibattito, un giro per i ristoranti della festa che ha fatto sentire ad una emozionata Berlinguer l’immutato amore della gente per il padre, proprio nella città che nel 1983 ne ospitò l’ultimo comizio per una festa nazionale dell’Unità.

«È un’emozione grandissima sentire che tanta gente ricorda Berlinguer. È innanzitutto un rimpianto privato, perché è soprattutto mio padre, che se ne è andato quando io avevo 24 anni e la mia sorella più piccola 14. Non ha potuto vederci crescere, vedere quello che abbiamo fatto nella vita, e vedere soprattutto i nipoti, e sono certa che sarebbe stato un nonno giocoso. Ma è molto bello condividere con tanti di voi il rimpianto, anche se è vero che non si vive solo di rimpianti», ha detto Bianca Berlinguer. Che ricorda come Enrico, pur non dicendoglielo espressamente, non accolse con entusiasmo la sua decisione di fare la giornalista: «Ma non mi scoraggiò, né mi ostacolò». Dalle sue parole emerge il ritratto di un padre che, seppure introverso, segnato dalla prematura morte della mamma, che mancò quando lui aveva 14 anni dopo una lunga malattia, «non era severo, non duro, neppure triste: è stato anche estroso, e ci faceva fare cose divertenti». Ma era una famiglia che amava ritrovarsi a casa a pranzo, per discutere delle cose di famiglia, ma anche di politica. Chiara Valentini racconta la genesi del suo libro. Il privato lascia comunque anche spazio agli aspetti pubblici: dallo strano incidente di cui Berlinguer fu vittima in Bulgaria nel 1973, cui scampò per un soffio, alla stagione del terrorismo, con l'assassinio di Aldo Moro, dalla solidarietà nazionale, cui è stata posta la parola fine in coincidenza con la dura presa di posizione dell’allora capo dello Stato Sandro Pertini sul mancato intervento governativo in Irpinia dopo il catastrofico terremoto, dal pentapartito alla questione morale che, ricorda la figlia, «era la denuncia dell’occupazione dello Stato da parte dei partiti».

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