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Forma e materia si fondono in una scultura

Forma e materia si fondono in una scultura

L’opera di Andrea Riccò scelta per simboleggiare la “gloria” al Festival della Filosofia di Modena

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REGGIO EMILIA. Il pensiero prende forma, si materializza e diviene geometria, scultura e design dal sapore filosofico. È quello che accade grazie ad Andrea Riccò, artista reggiano di 39 anni, che dall’oggi al domani ha lasciato un posto sicuro in una multinazionale per realizzare il suo sogno: dare vita al progetto “Forme di Sophia” e creare opere che partono da una ricerca profondamente umanistica e filosofica, e “parlano” allo spettatore. Da autodidatta, Andrea ha iniziato a leggere libri su libri, ha analizzato i pensieri dei più grandi filosofi e pensatori, e poi li ha resi materia realizzando sculture. Dal 2010 può vantare esposizioni a Bologna, Brescia, così come a New York, in gallerie e showroom. A breve lo vedremo impegnato anche a Modena, al Festival della Filosofia, «Il massimo per me che mi occupo di design filosofico – commenta l’artista – questo è un altro sogno che diventa realtà».

Che cosa esporrà al festival di Modena?

«“Reverse crucifixion”, una scultura alta tre metri e larga due. È stata scelta e voluta dalla direttrice del festival, Michelina Borsari, perché esprime il senso e il significato del tema scelto per quest’anno: la gloria. La scultura sarà esposta a fianco del Duomo di Modena ed è stato deciso che resterà lì anche nei mesi successivi, come opera esterna facente parte del Museo del Duomo, il quale riaprirà al pubblico dopo molti anni. Sebbene sia fortemente provocatoria…».

Perché la definisce provocatoria?

«Perché è una crocifissione inversa: a essere crocifissa è la stessa croce, che risulta inchiodata a un suo doppio di metallo duro e ferrigno che ha le sembianze dell’uomo. Si coglie così l’ambivalenza tutta umana di libertà e di violenza. Come dire che il male ha il nostro volto, non quello di Satana o della disattenzione di Dio, benché la croce fissata al destino dell’umano non cessi di indicare anche il suo possibile volto glorioso. La scultura sarà installata in un contesto religioso proprio a mo’ di provocazione, come invito a riflettere sull’uomo, sui valori, sulla violenza. Spero scateni un dibattito interessante, e non solo sterili polemiche».

C’è una forte ricerca anche nei materiali...

«Il materiale utilizzato per rappresentare l’uomo è il ferro, per la croce inclinata e “sofferente” ho usato invece un legno antico. Anche i chiodi sono portatori di una storia: hanno cinque secoli».

Da cosa nasce l’idea del suo “design filosofico”?

«Non bisogna dimenticare che la nostra cultura affonda le sue radici in un passato che risale all’antica Grecia e agli ideali etici della classicità. Tutta la filosofia occidentale è figlia del dialogo mai spento tra due visioni madre: l’etica con Platone e la materia con Aristotele. Io non ho fatto altro che fondere insieme questi due elementi miliari».

Una bella soddisfazione, dunque, esporre al Festival...

«Sono l’unico artista contemporaneo inserito nel programma e, per di più, reggiano in terra modenese. Perdonatemi la punta di orgoglio, ma sono davvero felicissimo…».

E a Reggio ha in cantiere qualcosa?

«Mi piacerebbe, ho fatto diverse esposizioni personali ma mai nella mia città. Vorrei che la mia arte potesse arrivare a Reggio e ai reggiani, prima o poi».

“Reverse crucifixion” sarà esposta a Modena a partire da venerdì 12 settembre, giorno di inizio del Festival della Filosofia. Per maggior info: www.formedisophia.it

Cristina Fabbri

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