Giareda, protesta un espositore
Mirco Pizzino se n’è tornato a casa: paghiamo un parcheggio che non c’è
REGGIO EMILIA. Addio alla Giareda, perché «i parcheggi per gli espositori sono gestiti in maniera assurda». È arrabbiato Mirco Pizzino, coltivatore di Marola che in questi giorni aveva deciso di prendere parte alla Giareda con un banchetto di miele ed ortaggi e che ha avuto diversi problemi con i parcheggi per il suo furgone. Tanto da decidere, ieri mattina, di fare fagotto e lasciare Corso Ggatibaldi.
Pizzino è il titolare dell’azienda agricola Il Pichello, nella zona di Carpineti, e da tempo prende parte ai vari mercati contadini in provincia, vendendo i suoi prodotti freschi. È una presenza fissa anche al sabato mattina in piazza Fontanesi, fra i commercianti a km zero. In occasione della Giareda ha deciso di partecipare, all’interno degli stand curati da Coldiretti. L’esperienza è però stata, dal suo punto di vista, tutto tranne che positiva. «L’organizzazione aveva predisposto uno spazio per tutti gli espositori in vicolo dei Servi, nell’ex carcere, e la soluzione era perfetta: eravamo vicini alla fiera e in un luogo tranquillo», racconta Pizzino. Peccato che «per due serate di fila il carcere è sempre rimasto chiuso, e quindi non potevano metterci i mezzi. Io, come tanti altri, mi sono arrangiato nei controviali. Sabato sera i vigili sono venuti a fare il giro dei banchetti per avvisarci che il parcheggio nel carcere era aperto, e che dovevamo spostare i furgoni dai luoghi dove li avevamo messi, perché non erano regolari. Ma io sono da solo, al banchetto: come potevo fare? Dovevo abbandonare lo stand?».
Ieri mattina, l’ultimo atto, quello che ha fatto infuriare Pizzino. «Il parcheggio era aperto, così come lo spazio predisposto nell’area della Provincia. Solo che dentro avevano parcheggiato privati cittadini, tranquillamente, e non c’era posto per noi espositori, che paghiamo per partecipare alla Giareda», spiega l’agricoltore. «Ho chiamato gli agenti della municipale, ma mi hanno detto che non potevano spostare troppo personale, che dovevano controllare le zone del parcheggio a pagamento». A quel punto, la decisione di andarsene: «Sono andato a prendere il mio furgone, ho caricato tutto quanto e me ne sono andato, rimanere lì per me ormai equivaleva a farsi prendere in giro, una gestione del genere non l’avevo mai vista».
Adriano Arati
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