L’assalto dei moscerini del mosto
La particolarità? È una specie in grado di battere le ali mille volte al secondo
REGGIO EMILIA. Ha suscitato tanto interesse e grande curiosità il video sugli enormi sciami di moscerini che da venerdì è accessibile dalla pagina web della Gazzetta di Reggio. Il periodo è quello giusto nel senso che si tratta di quello caratteristico che, fra fine estate ed inizio autunno, in corrispondenza dei giorni della vendemmia ogni hanno ripropone la presenza di questi insetti. La notizia in questo caso consiste nella singolare dimensione del fenomeno dovuta ad una particolare serie di circostanze. Innanzitutto questa presenza così massiccia è sicuramente sinonimodi un ambiente agricolo sano ed incontaminato. Un eccesso di utilizzo della chimica nei campi non avrebbe favorito la presenza di questi ditteri.

In secondo luogo va preso atto del fatto che il particolare andamento climatico di quest’anno ha determinato diffuse spaccature di acini sui grappoli di uva matura che in questo modo diventano particolarmente attraenti per questi insetti. Non a caso in alternativa al termine moscerino, utilizzato come diminutivo di mosca, che è il dittero più famoso di questo ordine composta da quasi 100mila specie differenti, è spesso utilizzato anche il termine “moscino”, che ha anche una sua forma dialettale reggiana, che deve la sua etimologia al fatto che si tratti dell’insetto del mosto.
Il volume degli sciami dipende però dalla specie del dittero, vale a dire insetto dotato di due coppie di ali, che può variare in funzione del luogo in cui questo si incontra. I moscerini del mosto per esempio sono di dimensione superiore a quelli che frequentano i parchi e vivono in sciami più grandi. Singolare è l’organizzazione del volo di questi insetti che, con un battito di ali di oltre mille colpi al secondo (quattro volte quelli di una mosca), compiono evoluzioni aeree in perfetta sincronia pur senza aver compiuto alcuna esercitazione visto che peraltro sono dotati di una vita molto breve tanto che compiono fino a sei generazioni in un anno.
L’evidenza di questi sciami al di fuori dei campi coltivati e dei vigneti è dovuta al fatto che le condizioni climatiche condizionano il movimento degli insetti che hanno un orologio biologico affidabile quanto la loro abilità in volo. Per il resto la pericolosità di questi ditteri cugini delle zanzare è nulla e non paragonabile a quelle della “Drosophila Suzukii”, il moscerino dagli occhi rossi che in questo ultimo anno si è fatto particolarmente pericoloso per le coltivazioni frutticole.
