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L’Appenino trema ancora, tanta la paura

L’Appenino trema ancora, tanta la paura

Una nuova scossa (magnitudo 3.1) avvertita ieri a Villa e Toano. Epicentro più vicino, tra Frassinoro e Piandelagotti

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VILLA MINOZZO.

È tornato a tremare ieri pomeriggio l’Appennino toscoemiliano. Dopo le scosse avvertite domenica con epicentro tra l’Appennino bolognese e quello pistoiese, che comunque erano state avvertite anche nel reggiano, la scossa di ieri è avvenuta nel distretto sismico del Frignano, con epicentro tra Frassinoro e Piandelagotti. Un distretto quindi più vicino, che segnala come l’attività tellurica in queste ore, innescata con ogni probabilità dalla prima scossa di domenica, sia vivace e possa causare movimenti anche nelle zone attigue. I terremoti non guardano i confini insomma, e anche la scossa di ieri è stata ben avvertita nelle località dell’Appennino reggiano, in particolare nell’alto villaminozzese, a Civago e Gazzano ad esempio. Il movimento tellurico è avvenuto alle 14.58, ad una profondità di 7.8 chilometri, e ha avuto una magnitudo 3.1, comunque inferiore alla principale registrata domenica alle 12.45, che tra l’altro si inseriva in uno sciame sismico che nell’Appennino tra Bologna e Pistoia andava avanti da alcuni giorni. Ieri nei paesi di Frassinoro e Pievepelago la gente è uscita in strada e la scossa ha causato molta paura perché avvertita nettamente, e sentita piuttosto forte. Timore e apprensione, ma fortunatamente nessun danno a edifici o persone. Ora però si vive con l’attenzione rivolta ad eventuali nuove scosse, e ciò accade anche nel reggiano. «Si è sentita, ma fortunatamente molto piano – spiegavano ieri al bar di Gazzano – Non ha causato troppe apprensioni, ma sapere che per due giorni di seguito ha tirato il terremoto qui vicino ovviamente non fa stare troppo tranquilli». Anche a Civago diverse persone hanno avvertito il sisma, ma nessuno è sceso in strada e non c’è stata alcuna conseguenza. Le recenti scosse, quindi, comprendono due distretti sismici che tra loro però sono strettamente interconnessi. L’area – che gli studiosi definiscono intermedia tra Garfagnana e Mugello – è formata dai due grandi bacini recenti della Toscana settentrionale caratterizzati da strutture distensive, ovvero gli strati del sottosuolo che, rilasciando energia accumulata dai normali movimenti tettonici causano i sismi. Sono proprio queste strutture ad aver causato, anche in passato, i forti terremoti dell’Appennino, in particolare quello del 1920 in Garfagnana e Lunigiana (avvenuto proprio il 7 settembre) e quello del  1919 al Mugello. Proprio il terremoto del 1920 ha lasciato un ricordo profondo tramandato per generazioni in Appennino, anche perché fu responsabile della distruzione di Ligonchio: la scossa principale, tra il settimo e l’ottavo grado della scala Mercalli e della durata di 20 secondi, si ebbe il 7 settembre 1920, poco prima delle 8. Nel reggiano ebbe rilevanza anche la successiva delle 9.12, mentre numerose repliche più o meno lievi si susseguirono, con sempre minore frequenza, fino all’agosto 1921. Altri paesi colpiti oltre a Ligonchio furono proprio Civago, Gazzano, Febbio, Busana, Collagna, Cerreto Alpi, Ramiseto, insieme a Minozzo, Carpineti e Castelnovo Monti.

Luca Tondelli

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