La vendita di Rossena moltiplica i visitatori
Canossa: il castello, che fu costruito dal bisnonno di Matilde, è ancora integro La notizia della cessione da parte della Diocesi fa aumentare le visite guidate
CANOSSA. Sarà l’attenzione mediatica che in queste ultime settimane si è innalzata improvvisamente per il rinnovato annuncio di vendita da parte della Diocesi; sarà la soleggiata domenica di settembre come quella appena trascorsa. Di fatto, al castello di Rossena, gioiello di origine pre-matildica, i turisti che hanno partecipato alle visite guidate sono stati tanti, per tutta la giornata. Non è sicuramente una struttura maltenuta o cadente, o poco sfruttata, quella che svetta sulle colline canossane; la proposta culturale e turistica è ben curata, grazie all’impegno dell’associazione “Centro turistico giovanile castello Rossena”, che gestisce le visite e le iniziative che durante l’anno animano il castello (rievocazioni, serate a tema medievale, festa di Capodanno), e anche l’ostello realizzato all’interno della cinta muraria ormai da 14 anni.
La visita guidata nel castello è ricca di fascino, e alla fine si esce con la sensazione che se la cessione da parte della Diocesi impedisse una fruizione pubblica della rocca, sarebbe una perdita grave per tutti. Iniziando dalle mura perimetrali e dalla porta di accesso, mai varcata da nemici visto che il castello ha sempre resistito ad assalti e assedi, si prende contatto con il corpo più antico, che fu realizzato da Adalberto Atto, bisnonno di Matilde, che grazie alla vicinanza con l’imperatore germanico Ottone ebbe la possibilità di crearsi un vastissimo possedimento nel centro–nord Italia, dalla Toscana fino alle province lombarde. Una entità il cui cuore era Canossa, e che fu governata grazie alla costruzione di una fittissima serie di edifici fortificati. Fu poi Matilde a consolidare ulteriormente questo sistema, e fu lei a lasciare in eredità alla Chiesa, alla sua morte, il castello di Rossena, poi ceduto a diverse famiglie nobiliari. L’ultimo ritorno alla piena proprietà ecclesiastica fu la donazione da parte di don Giuseppe Dossetti, nel dopoguerra. Rossena, al termine del periodo matildico, venne gradualmente trasformato da semplice presidio militare a dimora nobiliare, per quanto possibile anche raffinata: l’attuale conformazione è frutto dell’ultimo ampliamento, avvenuto nel 1400. Nel 1999 un importante restauro legato al Giubileo: sotto uno strato di 7 centimetri di calce furono rinvenuti e riportati alla luce gli affreschi nelle stanze di rappresentanza. Battaglie e assedi nel corso dei secoli hanno solo scalfito Rossena, che appare ancora oggi integro, mentre il castello di Canossa fu minato in buona parte dalla friabilità delle colline sottostanti, caratterizzate dai calanchi, e fu distrutto l’ultima volta nel 1557 da Ottavio Farnese. (l.t.)
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