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Morto in auto, l’indagata tenta il suicidio

Morto in auto, l’indagata tenta il suicidio

La donna è ricoverata in ospedale. E’ accusata di omissione di soccorso: l’imprenditore colto da malore fra le sue braccia

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REGGIO EMILIA. Una tragedia sfiorata per un nonnulla e che risulta legata ad una tragedia purtroppo avvenuta in precedenza, cioè una settimana fa.

E’ la piega che ha preso il caso dell’imprenditore trovato morto martedì scorso, senza vestiti, all’interno della sua macchina parcheggiata in un ricovero attrezzi, sito in un terreno di sua proprietà.

Sin dal primo momento i carabinieri – coordinati in questa delicata indagine dal pm Valentina Salvi – hanno sospettato che l’ultrasessantenne non fosse solo quando è stato colto dal malore risultato fatale: i sedili dell’auto reclinati e il telefonino dell’uomo che non si trova sono, nell’insieme, indizi troppo rilevanti per non cercare le tracce di “qualcuno” ben al corrente di quanto accaduto. Visto la situazione e in che condizioni è stato trovato il cadavere, le indagini dei carabinieri si sono rivolte all’individuazione di una donna e questa si è rivelata la pista giusta.

Analizzando i tabulati telefonici, i carabinieri hanno messo nel mirino una donna di mezza età che era in contatto con l’imprenditore defunto. E’ indagata per omissione di soccorso e ora rischia una severa condanna.

Ma parallelamente la donna, in preda probabilmente alla disperazione, ha tentato il suicidio, ma è stata salvata.

Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, l’imprenditore sarebbe stato colto da malore fra le sue braccia, complice un probabile attacco cardiaco. E lei – presa dal panico o perché la sua è una relazione clandestina e la vuole tenere nascosta – non avrebbe avvertito il 118, lasciando in fretta e furia quel casolare di campagna, cercando maldestramente di depistare le indagini portando con sè il cellulare dell’imprenditore.

Ma i tabulati telefonici non si sottraggono e quel legame (affettivo o a pagamento?) è stato focalizzato in fretta.

Le condizioni della donna – che resta ricoverata in ospedale – non sono ancora tali da poter sostenere un interrogatorio.

L’autopsia chiarirà la causa di morte (un infarto?) e soprattutto se un rapido intervento dei soccorsi avrebbe potuto salvare la vita all’ultrasessantenne.

Invece è stato trovato da un familiare solo a metà pomeriggio del 5 settembre: i parenti erano preoccupati, aveva detto lunedì che andava qualche giorno in vacanza in montagna, ma da quel momento era sparito ed il suo telefonino non raggiungibile.

Quando martedì scorso il 118 è giunto sul posto, i soccorritori non hanno potuto far altro che accertare il decesso, escludendo lesioni che fanno pensare ad un’aggressione finita nel sangue. Anche gli accertamenti scientifici sulla macchina – impronte, Dna – stanno dando elementi in più a chi sta indagando sul caso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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