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Torna alla luce un libro di Tondelli dopo 26 anni

Torna alla luce un libro di Tondelli dopo 26 anni

Il volume scritto da Johnson era per lui una Bibbia Ecco perché l’ha riempito di note, ora da studiare

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CORREGGIO. «I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare», scrive Umberto Eco. Perché, in fondo, i libri sono di chi legge.

Lo sa bene Roberto Grossi, uno studioso di Montecchio che qualche tempo fa ha scovato in un mercatino di Novellara un vero e proprio tesoro. Si tratta di un’edizione economica di “Viaggio a Klagenfurt”, lo struggente resoconto del pellegrinaggio che l’autore tedesco Uwe Johnson ha compiuto in Carinzia nel 1974, dopo la morte dell’amica e scrittrice Ingeborg Bachmann. Ma il valore del ritrovamento non dipende da ciò che è scritto in quel libro. O meglio: non dipende da ciò che Uwe Johnson ha scritto.

Il volume ritrovato da Grossi, infatti, contiene parole e frasi preziosissime scritte a matita – in ogni spazio bianco delle pagine – da Pier Vittorio Tondelli.

Come fa a sapere che quelle fitte sottolineature e tutti quei segni, quei rimandi e quei commenti scritti tra parentesi sono opera dello scrittore correggese?

«La calligrafia è la sua, non ci sono dubbi a riguardo. E poi tra le pagine del volume, a mo’ di segnalibro, ho trovato anche due biglietti per l’ingresso alla tomba dei cappuccini di Vienna. Proprio quella che Tondelli ha visitato nel 1988, insieme a una ragazza, e che poi ha descritto nel racconto “Viaggio a Vienna”. Ma non è tutto...».

Qualche altra prova?

«Sì. Proprio nel racconto di Vienna Tondelli aveva scritto: “Viaggio a Klagenfurt di Johnson è un libro sacro e bellissimo, il mio breviario”. E chi lo conosce bene sa che lo scrittore correggese era solito cannibalizzare le letture che lo colpivano di più. A proposito di “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes, ad esempio, Tondelli aveva scritto: “Arrivò solo due anni fa e ora è la mia seconda o terza Bibbia. Adesso il libro è gremito di sigle, di segni, di scritture, completamente annotato, pieno di rimandi interni. Ogni spazio lasciato in bianco della pagina è un romanzetto. Questo è uno fra i molti buoni modi che esistono per leggere un libro, per impossessarsene e innestarlo nella propria esperienza.”».

Perché il libro di Johnson è diventato una sorta di breviario per Tondelli?

«È quello che vorrei scoprire studiando le numerosissime postille apposte dallo scrittore correggese a lato delle pagine, e decrittando tutti i suoi segni. Adesso che questo libro è stato ritrovato occorre capire perché Tondelli abbia sottolineato alcune cose, e altre no. Perché abbia commentato alcuni punti, e altri no. Ma di sicuro, ad attirarlo verso “Viaggio a Klagenfurt”, è stata la morte».

In che senso?

«La morte, intesa come forma di distacco assoluta, ha sempre ossessionato Tondelli. E in più di un’occasione l’autore aveva scritto che la rielaborazione del lutto passa anche attraverso un’elaborazione letteraria. Ecco perché, libro di Johnson alla mano, Tondelli ha ripercorso passo dopo passo il cammino compiuto da lui. Se “Viaggio a Klagenfurt” è stato un percorso di avvicinamento ai luoghi in cui era nata e aveva vissuto la scrittrice Ingeborg Bachmann, quello compiuto da Tondelli è stato un pellegrinaggio di avvicinamento alla morte. Ripercorrendo il viaggio di Johnson, lo scrittore correggese ha assaporato quello che si sente davanti a una scomparsa».

Cosa pensa di fare, adesso che ha ritrovato questo prezioso libro?

«Voglio decrittarne ogni parola, capire esattamente per quale motivo Tondelli ha deciso di “farlo suo”. Bisognerebbe anche capire, poi, perché un libro così prezioso sia andato disperso...».

Martina Riccò

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