Labart, la “ruggine” infesta l’erba e sporca le scarpe
L’edificio è stato realizzato con lastre metalliche di cor-ten. Il Comune rassicura: «Non si tratta di un prodotto dannoso»
REGGIO EMILIA. Se Robert Redford, nel celebre film del 1967, fosse finito "a piedi nudi nel parco" Santa Maria di Reggio, anzichè nel Washington Square Park di New York, probabilmente avrebbe ancor più impietosito la moglie Jane Fonda, perchè ne sarebbe uscito con le estremità inferiori completamente imbrattate da una polverina color mattone nascosta nell'erba. Capita di peggio a chi vi si avventura con scarpe chiare e delicate o, peggio ancora, si stende al sole su quel tappeto apparentemente verde, in cui s'annida l'insidia visibile soltanto quando il pasticcio è combinato.
E' meglio non provarci, a meno che non si rimanga a debita distanza dalla fonte dell'inquinamento, che s'individua subito in un parallepipedo di cinque metri per dieci, alto tre, che s'erge al centro del parco su una base di cemento. Il suo aspetto è inequivocabilmente quello di un piccolo fabbricato metallico coperto di ruggine.
Se ci si avvicina, facendo attenzione a camminare solo sul vialetto e sul piccolo marciapiede di cemento circostante, ci si accorge però che si possono toccare le pareti senza sporcarsi più di tanto, perchè il materiale rossastro che le ricopre si stacca lentamente in microparticelle che si disperdono subito andandosi ad accumulare sotto i ciuffi d'erba.
La scritta Labart che si legge sulla grande anta scorrevole che funge da ingresso rivela la natura dell'edificio e spiega il mistero della diabolica polverina. In realtà non siamo di fronte a un vecchio capanno arrugginito, ma al nuovissimo laboratorio didattico inaugurato un anno fa, volutamente rivestito di lastre metalliche di cor-ten, un materiale che simula la ruggine e dovrebbe avere, nell'intenzione di chi ha firmato il progetto, un impatto visivo gradevole e intonato con l'ambiente.
«Si tratta - spiega il Comune - di un prodotto non dannoso, proposto dalla Sovrintendenza per interventi in aree di valore storico. Non era prescritto, ma lo si è ritenuto adatto alla valorizzazione del parco Santa Maria, facendolo diventare un elemento caratterizzante di uno spazio pensato come parco delle arti, luogo di promozione di attività culturali, didattiche e ricreative. E' lo stesso materiale usato ad Albinea per il rivestimento della biblioteca che s'affaccia sul Parco dei frassini. Il Labart è stato realizzato in collaborazione con il liceo artistico Chierici, i cui studenti lo utilizzano come laboratorio per tre giorni alla settimana».
Il parco Santa Maria coincide con il giardino dell'antica sede dell'ospedale Santa Maria Nuova, che s'affacciava sull'attuale via Dante. Vi si accede da viale Piave, vicolo Venezia e via Caduti per servizio, di fianco alla Questura.
Era un'area degradata. Il suo recupero era previsto nel patto per via Roma firmato nel 2010 con i residenti, i commercianti e le associazioni di quartiere.
Il Labart, costato 90mila euro, vi è stato costruito secondo i principi della bioedilizia con pareti e solai in legno e rivestimento metallico di Cor-ten.
Luciano Salsi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
