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«Non è giusto demonizzare il nostro paese»

«Non è giusto demonizzare il nostro paese»

I ragazzi di Baiso esprimono solidarietà alla ragazza coinvolta e difendono la loro piscina-discoteca

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BAISO. «Ci dispiace per la ragazza, e davvero tanto. Ma vogliamo dire che Baiso non è l’inferno».

Interviene anche un gruppo di ragazzi di Baiso, in gran parte fra i 20 e i 30 anni, sulla violenza avvenuta venerdì notte nel parcheggio del Sophia, la discoteca all’interno della piscina del paese. «Abbiamo letto tante cose, alcune giuste, altre secondo noi esagerate. La piscina di Baiso è un luogo importante, per noi così come per tanti ragazzi della montagna e della collina, reggiani e modenesi. Un posto dove sono passate migliaia di persone, di giorno in piscina e di sera a ballare. Dove siamo cresciuti», spiegano.

«Che ha ospitato tanti momenti belli per il nostro paese, e continua a farlo. Cene, eventi, feste, momenti di aggregazione. Che hanno coinvolto non solo Baiso».

Quello che è successo venerdì notte «è tremendo, se tutto sarà confermato. Di sicuro ci sono giovani come noi che in questo momento stanno vivendo bruttissime ore, specialmente la ragazza, e noi vogliamo dire che le siamo vicine, a lei e alla sua famiglia. Non possiamo immaginare né sapere cosa abbia passato, di certo ora sta vivendo un momento molto duro, e anche se non la conosciamo sappia che pensiamo a lei».

Dopo questa doverosa parentesi, i ragazzi sottolineano però che «Baiso non è un posto pericoloso, né lo è la piscina. E siamo tristi a vederla “demonizzata”, non siamo certo una zona malfamata. Tutt’altro. E anche venerdì notte credo che lo si sia dimostrato. Quando hanno capito che qualcosa non andava, fuori dal locale, un gruppo di ragazzi ha dato l’allarme agli addetti alla sicurezza, per farli intervenire. Non significa certo voltarsi dall’altra parte».

La vicenda, infatti, è venuta alla luce perché alcuni giovani, amici della ragazza coinvolta, hanno chiamato il personale di sorveglianza, addetti della società modenese Magnun Security. Fra loro, Rofoldo Garofani, il primo a soccorrere la 17enne mentre i suoi colleghi, dopo aver ricevuto le descrizioni, si mettevano alla ricerca della coppia di Fiorano. «Ringraziamo anche loro, tutti quanti, nessuno vuole che a Baiso succedano certe cose».

Adriano Arati

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