Restauri al Mauriziano? Non esiste alcun progetto
Di Silvestro, ingegnere comunale: «Manca la copertura finanziaria per i lavori» Farioli, direttrice dei Musei: «Non mi sembra che la situazione sia disastrosa»
REGGIO EMILIA. «Era stata ventilata un’ipotesi di lavoro ma, di fronte alla rilevanza dei costi e in mancanza di una copertura finanziaria, non è mai stato presentato alcun progetto». Così l’ingegnere comunale Alfredo Di Silvestro sugli auspicati restauri della villa quattrocentesca in riva al Rodano dove Ludovico Ariosto nacque 540 anni fa per poi trascorrervi lunghi periodi negli anni successivi: il Mauriziano. Ed è così che questo anniversario, suggestivo dal punto di vista culturale ma anche ghiotto in vista di Expo e dei famigerati pacchetti turistici, non sarà in realtà celebrato nel suo luogo naturale.
E se il 4 ottobre si inaugurerà un’importante mostra dedicata a “L’Orlando Furioso: incantamenti, passioni e follie”, il genio visionario dell’Ariosto si trasferirà a Palazzo Magnani dove soggiornerà fino all’11 gennaio prossimo. Perché se Reggio non ha dimenticato uno dei suoi figli illustri, al momento niente sembra si possa fare per trasformare il Mauriziano in tappa obbligata di un immaginario ma non troppo itinerario ariostesco.
«Si accede alla villa - così si legge nel sito del Comune al link turismo - varcando un arco in cotto del XVI secolo e percorrendo un lungo viale alberato. Interessante è l’ala est dell’edificio, in cui si conservano strutture del XV secolo e dove si possono ammirare il “Camerino dei Poeti”, il “Camerino degli Orazi e Curiazi” e il “Camerino dell’Ariosto” con affreschi cinquecenteschi raffiguranti scene di caccia, paesaggi, scene amorose, episodi di storia e figure di letterati, in piena sintonia con il gusto cortese e letterario dell’epoca». Peccato che se un appassionato dell’Ariosto dovesse casualmente leggere questa aulica descrizione e precipitarsi in via Pasteur si troverebbe di fronte ad una sbiadita fotocopia della decrizione originale. Ad ammetterlo è lo stesso Di Silvestro: «Mettere mano al Mauriziano significa considerare non soltanto la casa nativa dell’Ariosto ma anche tutta la zona circostante. A partire dal lungo viale per arrivare alla casa colonica, oggi usata come deposito di attrezzi, e ancora la struttura che ospita il Circolo degli Artisti. Ci sono poi le ex lavanderie che andrebbero recuperate nell’ambito di una ricognizione complessiva. Siamo consapevoli dell’importanza del Mauriziano ed è in cima ai nostri pensieri il suo recupero, ma fino ad ora siamo riusciti solo a bloccare il degrado. Quello che manca, ancora una volta, sono i soldi».
Di “mancanza di risorse” parla anche Elisabetta Farioli, direttrice dei Musei Civici, che però preferisce evitare la parola “degrado”: «Il Mauriziano? Non me lo ricordo così decadente - spiega la direttrice -. Certo, avendo le risorse si potrebbe intervenire. In alternativa, nella situazione attuale, si potrebbe cercare di rendere più visibile il Mauriziano inserendolo per esempio all’interno dei pacchetti turistici come eccellenza di Reggio rivolgendoci a chi arriva da fuori. Gli orari, per esempio, potrebbero diventare più flessibili nel caso di eventi e iniziative... Ma tenere aperto il Mauriziano da lunedì a domenica, mattino e pomeriggio, è impensabile».
Anche riportare i quadri originali, ora custoditi ai Musei, al Mauriziano dove sono stati per secoli, secondo Farioli è impensabile. «Si potrebbe dotare il Mauriziano di copie - spiega - ma gli originali sono più sicuri ai Musei. Non dimentichiamo che il Mauriziano si trova in una zona isolata, e nonostante gli allarmi siano stati installati, non avrebbe senso rischiare di subire un furto conoscendo in partenza i rischi». Il genio visionario dell’Ariosto, se non altro, è al sicuro.
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