Appalti pubblici al ribasso: a Reggio Emilia è allarme rosso
Dopo le polemiche sulla gara dei barellieri e quella per i servizi educativi ora nel mirino anche la gestione dei centri per l’impiego e i mediatori culturali
REGGIO EMILIA. Prima le polemiche attorno all’assegnazione del primo appalto esterno al Santa Maria Nuova per il servizio barellieri al pronto soccorso dell’ospedale. Poi, martedì scorso, a margine del consiglio comunale, il flash mob di protesta di un gruppo di educatori delle coop sociali estromesse dal bando - lanciato da Comune e Farmacie comunali riunite - per la gestione i servizi socio-educativi. Due segni di tempi non troppo buoni, due campanelli d’allarme sulla situazione degli enti pubblici alle prese con gli effetti della spending-review e da tempo incapaci di frenare un trend devastante, quello degli appalti al massimo ribasso, comunque degli appalti in cui l’aspetto economico - in tempi di vacche magrissime - finisce sempre per essere determinante ai fini dell’aggiudicazione della gara.
Invero, i due casi di cui si è parlato in questi giorni non sono che la punta dell’iceberg. Sul tavolo ci sono altre vicende che si annunciano decisamente spinose. La vicenda del bando dei servizi educativi prevede una clausola di tutela per coloro che svolgevano in precedenza quel servizio. Nessuno perderà il posto, ma non è questo il punto: l’appalto - sottolineavano i lavoratori - è stato aggiudicato sulla base di una riduzione della paga oraria al di sotto di quanto previsto dal contratto nazionale. Un pericoloso precedente, avvertono le organizzazioni sindacali, ma anche l’ennesimo segnale di una deriva che mette a rischio i servizi.
I MEDIATORI CULTURALI. Un altro appalto che in queste settimane sta facendo discutere è quello che l’Ausl ha assegnato per i servizi di mediazione ,linguistica e culturale. Un appalto dal valore economico relativo, poco più di 300mila euro e che sarebbe stato aggiudicato a una cooperativa sociale di Roma con pochissimi dipendenti. Anche qui, a far pendere la bilancia, è stato l’aspetto ecomico, con le coop sociali di casa nostra che hanno dovuto arrendersi di fronte a prezzi decisamente stracciati.
In via di definizione vi è poi un’altra gara, per l’assegnazione del servizio di gestione dei Centri per l’Impiego. Nella gara bandita dalla provincia, stavolta non è passato lo straniero. Ad aggiudicarsi il servizio sarebbe stata l’Ifoa. Ma anche qui - pare - sulla scorta di un pesante ribasso. In questo caso, l’obiezione è quasi scontata: se finora tutti si sono lamentati di questo servizio, denunciandone l’inefficacia, a Reggio come altrove, com’è possibile che le cose migliorino spendendo ancora meno?
CORRERE AI RIPARI. Fin qui il quadro degli ultimi appalti pubblici assegnati o in via di assegnazione. Un quadro allarmante, per gli enti pubblici come il Comune di Reggio che, ad esempio, da qui alla primavera del 2015 dovrà mettere a gara ad esempio altri servizi sociali. Ne sa qualcosa il vice sindaco e assessore al welfare, Matteo Sassi che infatti sottolina la necessità di correre ai ripari. Come? «E’ importante che tutte le stazioni appaltanti del nostro territorio trovino un accordo, un’intesa in grado di scongiurare per il futuro situazioni come queste che, per quanto ci riguarda, il Comune ha ereditato. E’ importante ribaltare i termini della questione, spostando l’attenzione, dall’aspetto meramente economico a quello della qualità dei serv izi».
Se il vice sindaco pensa a un accordo territoriale che metta insieme comuni, partecipate, aziende sanitarie e altri enti pubblici con l’obiettivo di mettere un freno al ricorso - spesso quasi obbligato - alla pratica del massimo ribasso, Mauro Ponzi, esponente storico della cooperazione sociale reggiana, sottolinea un’altra anomalia: «Esiste un organismo super partes che abbiamo creato proprio noi a Reggio e al quale ci si rivolge spesso a cose fatte, mentre sarebbe bene che le stazioni appaltanti lo interpellassero anche preventivamente. Penso all’Osservatorio delle gare d’appalto delle coop sociali».
massimosesena
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