Stupro, i due amici restano ai domiciliari
Baiso: lo ha deciso il gip dopo l’interrogatorio. Intanto i carabinieri stanno sentendo tutti i testimoni di quella notte
BAISO. Restano agli arresti domiciliari Flavio Deiana e Riccardo Ciancia. Lo ha deciso ieri il giudice per le indagini preliminari, Antonella Pini Bentiviglio.
Nei confronti dei due 21enni di Fiorano Modenese le accuse sono pesanti come macigni: violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza di appena 17 anni. E la versione dei fatti di venerdì sera nel parcheggio della discoteca “Sophia” di Baiso, fornita lunedì mattina dai due indagati, evidentemente non ha convinto se il gip ha deciso di mantenere la misura cautelare.
I due hanno accusato la giovane di essere stati provocati. Hanno detto che è stata lei a sedurli, a proporre, a prendere l’iniziativa. Ma le due versioni fornite avrebbero alcuni punti contraddittori. E soprattutto ci sono altre testimonianze: quelle degli amici della ragazzina, quella di chi è corso a recuperarla in mezzo al fango del parcheggio. E raccontano un’altra verità. Senz’altro diversa da quella fin’ora fornita dai due fioranesi: ovvero, che i due erano sopra di lei e che lei aveva i calzoni abbassati.
Inoltre, i ragazzi dovranno chiarire un punto: quel cambio di maglia che i testimoni raccontano di aver visto, dopo che i due si sono allontanati da lei.
In queste ore, vengono sentiti tutti dai carabinieri. Erano in tanti venerdì sera al “Sophia”. In tanti sono stati testimoni – non di tutto, ma di alcuni momenti di una notte diventata concitata con l’intervento dei buttafuori e dei carabinieri – e in tanti possono fornire elementi utili.
Fino a ora, gli accertamenti sugli abiti della ragazzina e quanto raccontato da chi ha visto parlano di una minorenne in evidente stato di alterazione alcolica nel fango con addosso i due. Il tasso registrato il mattino dopo era di 2,71 grammi per litro di alcol nel sangue: ne consegue, secondo chi indaga, che quando la giovane era fuori dal “Sophia” in compagnia dei due 21enni le sue condizioni erano ancora peggiori. Hanno calcolato che poteva essere almeno del 4. Al limite del coma etilico. Sicuramente, una condizione che minava profondamente le capacità psico-fisiche della ragazza. Che le rendevano probabilmente molto difficile capire quello che le stava capitando.
Lo prova anche lo stato in cui si trova oggi la presunta vittima: non si ricorda nulla di quanto avvenuto. Nella sua mente c’è come un buco. Il lavoro della dottoressa Valentina Salvi, che sta indagando sul caso, deve fare i conti anche con questo vuoto: l’assenza, per ora, della testimonianza della ragazza. Un vuoto, però, che può volere dire molte cose: ad esempio, come stava quella notte la 17enne. E che trauma ha vissuto: non ricordare, a volte, è un meccanismo di autodifesa della mente.
Dovrà fare i conti anche con questo la ragazzina che, fin da quella notte che comunque andrà a finire ha stravolto la sua vita, è seguita da vicino da una psicologo. Un professionista con il supporto del quale proverà anche a rimettere insieme i pezzi di una vicenda finita sui banchi della procura. E che oggi vede due 21enne ai domiciliari.
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