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Castellarano via da Iren. Scricchiola il patto tra i sindaci

di Enrico Lorenzo Tidona
Castellarano via da Iren. Scricchiola il patto tra i sindaci

Rivi: «Disdetto il patto di sindacato: valutiamo la vendita delle azioni». Vecchi striglia Fassino: no alla fusione con A2A. Il pacchetto reggiano vale 191 milioni

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REGGIO EMILIA. «Abbiamo disdetto il patto di sindacato in Iren che scadrà nel 2015 per tenerci le mani libere e decidere in autonomia come muoverci: se vendere le azioni o se restare. Ma tutto dipenderà dalla direzione presa da un’azienda che sembra sempre più lontana dai nostri territori». Sono le parole del sindaco di Castellarano Gian Luca Rivi, ma potrebbero essere quelle che a breve verranno pronunciate da altri sindaci reggiani azionisti della multiutility, che stanno valutando la rottura.

Il valore attuale di mercato della partecipazione del Comune di Castellarano è di circa 2 milioni di euro, la 16esima posizione nella classifica degli azionisti pubblici reggiani. Soldi sufficienti per rimettere in sesto più di un bilancio a Castellarano, anche se questo vorrà dire rinunciare ai dividendi erogati ogni anno (9 milioni di euro circa nel 2014 in provincia, di cui 98mila euro versati al piccolo comune della zona delle ceramiche).

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La questione è semplice e ormai consumata. Le casse dei comuni sono esangui, fatto che potrebbe giustificare di per sè la vendita delle azioni di Iren - in buona parte vincolate dal patto di sindacato - per riequilibrare i conti al di fuori dei vincoli del patto di stabilità. Ma a gravare sono soprattutto i rapporti sempre più deteriorati tra Iren e i piccoli azionisti, e tra questi ultimi e i grandi investitori, giunti ora a un nuovo minimo storico. A segnare una nuova frattura sono le dichiarazioni dei soci forti, in primis il sindaco-azionista di Torino, Piero Fassino, che ha rilanciato il matrimonio con il colosso lombardo A2A nonostante lo stop già pronunciato a gran voce dagli amministratori reggiani.

Senza dimenticare, poi, i desiderata inviati da Reggio ai manager per il taglio delle spese, dei bonus, e per una maggiore attenzione agli interessi locali e ai servizi. Questioni prese in considerazione solo in parte minima, secondo i sindaci di casa nostra. «Il nostro comune ha ritenuto più giusto ricontrattare eventualmente in un secondo momento il rapporto con Iren - spiega Rivi - Se non davamo la disdetta entro luglio saremmo dovuti restare dentro al patto per altri due anni. Il nostro rappresentate istituzionale Alessio Mammi ha combattuto affinché i vertici dell’azienda dessero una svolta alla strategia. Ma a me sembra che nonostante gli sforzi, c’è chi sta decidendo anche per noi senza il nostro assenso».

Lo scatto in avanti di Fassino manda al macero anche la riunione a tre avvenuta poco più di una settimana fa con il sindaco di Genova Marco Doria e quello di Reggio. Proprio Luca Vecchi aveva allontanato l’idea della fusione con A2A per la creazione di una super Iren. Salvo poi venire smentito dalle dichiarazioni di questi giorni di Fassino, che ha aperto un dialogo a distanza con il sindaco di Milano - azionista di A2A - Giuliano Pisapia. «Non sono d’accordo con quanto dichiarato da Fassino - dice Vecchi - a Reggio siamo contrari alla creazione di una multiutility del nord».

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Come avverrà la resa dei conti al vertice non è ancora cosa nota. Gli unici fatti evidenti, oltre all’uscita dal patto di Castellarano e Parma, sono la recente vendita di un pacchetto di azioni non vincolate da parte di Cavriago (circa 500mila euro negli ultimi due anni) e quella già avvenuta da parte di Boretto per 160mila euro. Operazioni più blande, queste due - restano nel patto di sindacato - necessarie per pagare le spese per strutture e servizi. Ma il fronte, ormai, sembra aperto.

Per non perdere peso ai piani alti di Iren bisogna trovare un investitore istituzionale reggiano in grado di riacquistare i titoli che verranno eventualmente ceduti dai comuni azionisti decisi a liquidare la propria partecipazione. Questa la soluzione in ipotesi, al momento, che potrebbe chiamare in campo in primis la Fondazione Manodori, già azionista di Iren, cassaforte della provincia di Reggio, sulla quale si fa affidamento per arginare un possibile effetto domino. La questione però è delicata e ancora tutta da valutare. Il prossimo incontro tra i sindaci azionisti di Reggio dovrebbe avvenire a fine mese: una sorta di resa dei conti in vista anche delle insistenti voci sull’aggregazione tra Iren e il colosso lombardo A2A, altamente indigesta secondo quanto ribadito più volte dai piccoli azionisti pubblici.

La potenza di fuoco in qualità di azionisti non è irrilevante se si mettono insieme i valori di tutti i 45 comuni reggiani azionisti della multiutility. Con oltre 176 milioni di azioni, i nostri enti detengono poco meno del 15% della quotazione di Borsa. Se l’intero pacchetto fosse venduto domani, varrebbe sul mercato circa 190 milioni di euro. Un tesoretto non indifferente in tempi di magra, che è detenuto per circa la metà dalla sola Reggio Emilia. A fare la parte del leone, anche se ben più staccati dal comune capoluogo, ci sono Scandiano, Correggio e Casalgrande.

 

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