Gazzetta di Reggio

Reggio

Fuga da Iren, scatta il piano di riacquisto

di Enrico Lorenzo Tidona

Il pacchetto azionario vale 191 milioni di euro: alcuni sindaci pronti a svincolarsi. Si cercano investitori per non perdere peso

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REGGIO EMILIA. Per non perdere peso ai piani alti di Iren bisogna trovare un investitore istituzionale reggiano in grado di riacquistare i titoli che verranno eventualmente ceduti dai comuni azionisti decisi a liquidare la propria partecipazione. Questa la soluzione in ipotesi, al momento, che potrebbe chiamare in campo in primis la Fondazione Manodori, già azionista di Iren, cassaforte della provincia di Reggio, sulla quale si fa affidamento per arginare un possibile effetto domino. La questione però è delicata e ancora tutta da valutare. Il prossimo incontro tra i sindaci azionisti di Reggio dovrebbe avvenire a fine mese: una sorta di resa dei conti in vista anche delle insistenti voci sull’aggregazione tra Iren e il colosso lombardo A2A, altamente indigesta secondo quanto ribadito più volte dai piccoli azionisti pubblici.

Il fronte dei comuni reggiani azionisti di Iren rischia ora di sgretolarsi. Negli ultimi due anni sia Boretto che Cavriago hanno già monetizzato i titoli cosiddetti “non vincolati” (perché esclusi dal patto di sindacato degli azionisti) per dare respiro alle casse comunali. Ma la mossa più incisiva è stata quella di Castellarano, comune uscito a piè pari dal patto di sindacato, che potrà così vendere senza condizionamenti il suo pacchetto di azioni che diventeranno “svincolate” a partire dal luglio del 2015: valore attuale di mercato di circa 2 milioni di euro, la 16esima posizione nella classifica degli azionisti pubblici reggiani. Soldi sufficienti per rimettere in sesto più di un bilancio a Castellarano, anche se questo vorrà dire rinunciare ai dividendi erogati ogni anno (9 milioni di euro circa nel 2014 in provincia, di cui 98mila euro versati al piccolo comune della zona delle ceramiche).

Visto il malcontento che dilaga tra i 45 enti locali reggiani azionisti della multiutility, non è escluso che altri seguiranno in futuro l’esempio del sindaco di Castellarano Gian Luca Rivi, fortemente critico rispetto alla gestione dell’azienda, e deciso ora a ricontrattare la posizione del suo comune nei confronti sia di Iren che dell’accordo parasociale.

La potenza di fuoco in qualità di azionisti non è irrilevante se si mettono insieme i valori di tutti i 45 comuni reggiani azionisti della multiutility. Con oltre 176 milioni di azioni, i nostri enti detengono poco meno del 15% della quotazione di Borsa. Se l’intero pacchetto fosse venduto domani, varrebbe sul mercato circa 190 milioni di euro. Un tesoretto non indifferente in tempi di magra, che è detenuto per circa la metà dalla sola Reggio Emilia. A fare la parte del leone, anche se ben più staccati dal comune capoluogo, ci sono Scandiano, Correggio e Casalgrande.

Nella parte bassa del listino ci sono invece i comuni della montagna, molti dei quali scettici rispetto alla gestione dell’azienda. Ma non sono i soli. «Qualcosa dovrà certamente cambiare - spiega Nico Giberti, primo cittadino di Albinea - La lista delle doglianze è lunga. Siamo costretti ad affidare alcuni servizi di progettazione a Iren che ci vengono a costare di più rispetto all’affidamento a professionisti privati. Sono anche convinto che ci stia scappando di mano la gestione della raccolta dei rifiuti, della quale non possiamo certo dirci soddisfatti: la differenziata aumenta di pochi punti percentuali senza ridurre il carico dei rifiuti. Senza dimenticare il problema dei servizi in sub appalto. Credo che i soldi delle azioni possano servire, ad esempio, al finanziamento della società con la quale ripublicizzeremo la gestione dell’acqua».

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