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Vecchi “blocca” la fusione «Un’ipotesi che non esiste»

di Evaristo Sparvieri
Vecchi “blocca” la fusione «Un’ipotesi che non esiste»

Il sindaco chiama a raccolta i Comuni reggiani: «La nostra posizione è chiara» E sulla cessione di pacchetti di azioni fuori dal patto: «Le valuteremo in futuro»

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REGGIO EMILIA. «Nè il management, nè il cda, nè i principali soci hanno mai parlato di una maxi-fusione. Quindi non è tra le priorità. La nostra posizione è già nota da tempo. E c’è un patto di sindacato che lega i principali soci a condividere i progetti». Assicura di non voler replicare alle dichiarazioni del sindaco di Torino e presidente Anci, Piero Fassino, che da Cernobbio ha rilanciato pubblicamente l’ipotesi di una maxiutility del Nord. Nello stesso tempo, dopo il caso di Castellarano lancia un messaggio ai sindaci reggiani a restare compatti, invitando i privati del nostro territorio ad acquisire eventuali pacchetti azionari dismessi dagli enti locali fuori dal patto di sindacato. Per il sindaco, Luca Vecchi, sono decisamente altri i progetti da mettere in campo per Iren, la multiutility con sede in via Nubi di Magellano per la quale è tornato a farsi vivo lo spettro del discusso matrimonio con la lombarda A2a.

Sindaco, Fassino rilancia la proposta di una fusione...

«Rispetto alle dichiarazioni di Fassino, ribadisco ciò che ho sempre sostenuto: non è all’ordine del giorno. Non si tratta di una mia posizione ideologica, ma non è stata mai presentata alcuna valutazione su una operazione di questo genere. Quindi non c’è niente su cui ragionare».

Niente? Fassino sembra ci punti molto...

«Ho avuto modo di incontrare spesso nelle riunioni tra i soci del Patto di sindacato sia Fassino che Doria. E non abbiamo mai discusso di questa proposta. Noi oggi abbiamo bisogno di migliorare il livello di integrazione tra i diversi rami di Iren, di promuovere il radicamento con il territorio, continuando a sviluppare investimenti e a mantenere la qualità dei servizi, con una particolare attenzione alle tariffe. Questo deve fare Iren, lavorando su se stessa. Non mettersi in un gioco che ci porterebbe ad un allontanamento dai territori, in cerca di vantaggi che non è dato sapere con il rischio di una perdita del controllo pubblico. La sola strategia da mettere in campo può essere quella che, muovendo dai provvedimenti che varerà il Governo, va nella direzione di processi di aggregazione tra realtà grandi e realtà piccole. Nessun accorpamento fra i quattro principali players».

Neanche di fronte ad un bilancio che preoccupa gli azionisti?

«La semestrale di Iren è buona. Distribuisce dividendi, fa investimenti. Riesce a mantenere un equilibrio. Bisogna capire cosa avverrà nel secondo semestre. Ma se si va in questa dimensione si prefigura un 2014 non dissimile dal 2013i».

Ma la fusione con A2a può essere imposta dall’alto ai Comuni reggiani?

«C’è un patto di sindacato che lega i principali soci a condividere tutti i progetti. La posizione dei soci emiliani è sempre stata chiara, con la convinzione che il futuro dell'azienda debba passare non da ulteriori aggregazioni fra società di grandi dimensioni».

Eppure molti comuni reggiani sembrano correre ai ripari, annunciando l’uscita dal Patto di sindacato. Pensi solo alla situazione di Castellarano...

«La vicenda di Castellarano è nota, così come quella di Parma. Due comuni diversi, alle prese con necessità di razionalizzazione dei bilanci, a rischio dissesto. Hanno dovuto smobilitare un patrimonio per sviluppare investimenti pubblici. Ci sono anche altri Comuni che hanno deciso di mettere in vendita azioni fuori dal patto. Credo tuttavia sia importante che, laddove si va in una direzione di smobilizzo anche marginale di quote Iren fuori dal patto, si possa creare una strategia territoriale finalizzata ad investire su Iren anche da parte di privati del territorio, ovviamente con procedura di evidenza pubblica».

Anche Reggio potrebbe vendere qualcosa?

«Noi non abbiamo previsto la cessione di quote fuori dal patto, ma non è escluso che in futuro si possa considerare un’ipotesi di questo genere per realizzare grandi investimenti: un’azione che comunque non pregiudica l’indirizzo strategico di continuare a mantenere un ruolo forte di controllo pubblico. Il patto è in scadenza il prossimo anno. E l’impegno è continuare a salvaguardare la maggioranza a controllo pubblico».

Ok, ma siamo sempre allo stesso punto: se l’operazionefusione dovesse piombare dall’alto, magari dal management che, come lei sostiene, finora non si è ancora espresso?

«Io vedo segnali positivi sul radicamento territoriale: il progetto per diffondere banda larga nelle scuole, l’impegno nell’area del ex reggiane, la consolidata collaborazione con tante cooperative sociali che svolgono servizi di pubblica utilità, gli impegni per l’efficientamento energetico degli edifici e dell’illuminazione pubblica, il lavoro che stiamo facendo per calmierare le tariffe sul teleriscaldamento. Questi sono segnali di un’azienda che si consolida e che si radica sul territorio, promuovendo sviluppo economico e trainando la filiera delle piccole imprese locali».

Qualcuno teme che una maxi fusione possa mettere a rischio anche il processo di ripubblicizzazione dell’acqua. A che punto siamo?

«Il processo di ripubblicazione sta seguendo il suo iter. I Comuni hanno affidato incarico per approfondire un piano industriale che ci dia risposte affidabili sulla sostenibilità economico-finanziaria e sulla salvaguardia di una qualità del servizio, che oggi è molto alta».

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