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“Trilogia del dollaro” il primo “capitolo” al Rosebud

“Trilogia del dollaro” il primo “capitolo” al Rosebud

Stasera, lunedì 15 settembre, alle 21, per la rassegna Cinema Ritrovato, al Rosebud, sarà proiettata il primo film della “Trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Si comincia dunque con il celebre “Per un pugno di dollari"

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REGGIO EMILIA.

Stasera, lunedì 15 settembre, alle 21, per la rassegna Cinema Ritrovato, al Rosebud, sarà proiettata il primo film della “Trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Si comincia dunque con il celebre “Per un pugno di dollari”, come non lo abbiamo mai visto. Si tratta infatti di una versione recentemente restaurata dalla Cineteca di Bologna, che collabora all’evento, e corredata di alcune sorprendenti novità. Il restauro della Cineteca di Bologna dei tre western del triennio ’64-’66 ha dato, per esempio, l’occasione di ritrovare alcuni preziosi tagli che mostrano l’impassibile e statuario “uomo senza nome” alle prese con la pistola che non esce dal fodero o con una risata. La cosiddetta Trilogia del dollaro è stata presentata al 67esimo Festival di Cannes, per celebrare il 50esimo compleanno del suo primo capitolo "Per un pugno di dollari", il film che nel 1964 lanciò l'icona western di Clint Eastwood, seguito nel 1965 da "Per qualche dollaro in più" e nel 1966 da "Il buono, il brutto, il cattivo". L'uomo senza nome, una maschera imperturbabile, che pronuncia poche frasi in tutto il film (tra cui la celebre al becchino "Prepara tre casse... volevo dire quattro") con un'ironia che non ammette sorrisi è il cowboy di Clint Eastwood in "Per un pugno di dollari". Un personaggio che conquistò il pubblico. Il film costato 120 milioni, incassò quasi 2 miliardi e fu venduto in mezzo mondo. Il 22 e 29 settembre le proiezioni degli altri due “capitoli”.

«In un certo senso – scrive Christopher Frayling – Sergio Leone sentiva che Hollywood non sapeva più creare la magia che lo aveva incantato da giovane. Si poteva far rivivere l’incanto concentrandosi su dettagli convincenti, facendo uno sforzo per mantenere la favola il più possibile realistica, sottolineando l’imprevedibilità, accentuando “lo spettacolo” e creando un eroe in sintonia con i tempi. Ed era affascinato dal meccanismo che permette al cinema di proporsi come moderna forma di mito. Da Per un pugno di dollari in poi, Leone vuole farci credere alle sue favole, ma nel contempo non vuole che ci crediamo. Per prendere le distanze usa l’ironia, l’umorismo. Insomma, vuole avere tutto».

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