Vedriano si trasforma in una galleria “open air”
Canossa: artisti internazionali hanno decorato le pareti del caseificio dismesso Nuova vita anche a stalle, fienili e case coloniche grazie a bombolette e colore
CANOSSA. Si è chiusa ieri sera “l’invasione finale”, com’è stata ribattezzata dagli organizzatori, della Sagra della street art di Vedriano di Canossa. Gli ospiti, come nel precedente evento del 19 e 20 luglio, erano artisti di altissimo livello, non solo reggiani o italiani ma anche internazionali: Astro Naut da Madrid, Ben Slow e Best Ever da Londra, Julieta da Valencia, i reggiani Bibbitò, Collettivo FX, Dada, Hang, James Kalinda, Lo Sbieco, Psiko Patik, Reve+ e Signora K, Centina, P54 e Otto Grozny da Parma, Corn 79 e Mr. Fijodor da Torino, El Euro da Vercelli, Nemo e Vine da Milano, Refreshink da Novara, Sea Creative da Varese.
Dopo essersi dedicati, sabato, alla preparazione delle pareti, ieri, a partire dalle 14 e fino al calar del sole, gli street artist hanno portato a realizzazione le loro opere, intervenendo sull’ex caseificio del paese: nelle sale interne, sulla parete esterna, e sui fienili accanto, ridando vita artistica pure a un vecchio silos arrugginito.
Ma non c’erano solo street artist: nelle stalle, nei fienili e nei cortili si sono infatti alternati anche concerti, djset, letture di poesie dialettali, racconti della tradizione contadina e letture di grandi scrittori italiani.
Oltre a incontrarli dove difficilmente si sarebbe immaginato – in un caseificio dismesso – la novità del festival è stata poter assistere allo spettacolo decisamente raro di vedere gli streetartist all’opera in pieno giorno con spray, rulli e pennelli seguendo una mappa, consegnata ai visitatori, che li guidava in un percorso alla scoperta delle varie opere.
«È un evento nato e reso possibile da un forte rapporto con il luogo – spiegano i ragazzi dell’associazione artistica Whats, co-organizzatori, insieme al Collettivo Fx, dell’evento – ecco perché abbiamo chiamato “sagra” quello che in reakltà sarebbe un festival». Non mancano ironia e provocazione in questa etichetta, che però esprime anche l’idea forte che muove questa iniziativa. «Gli ospiti sono tutti artisti con grande esperienza – proseguono i ragazzi di Whats – e hanno accettato di venire a dipingere gratuitamente perché occasioni come questa sono importanti per maturare anche lavorativamente. Sono occasioni per confrontarsi con un pubblico insolito, come gli abitanti di una piccola frazione, con altri artisti e, in questo caso, anche con un contesto completamente diverso da quello urbano al quale sono abituati. La maggior parte di loro lavora nelle grandi città e ha trovato irresistibile l’idea di dipingere il muro di una stalla con le mucche dentro, o un vecchio caseificio del Parmigiano reggiano ormai in rovina».
Andrea Montanari
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