Bufera M5S, grillini a rischio scissione
Defranceschi escluso dalle candidature, accuse di “parentopoli” e polemiche al vetriolo dopo il voto online lanciato ieri
REGGIO EMILIA. Nella nostra provincia ne resteranno solo sei, per una votazione online che ha spaccato in due il M5S, mostrando tutti i nervi scoperti degli attivisti emiliano-romagnoli. Una scia di polemiche, da Rimini a Bologna passando per Reggio, dove ai nastri di partenza ieri sono stati ben 31 i candidati scesi in campo per le Regionalie, la selezione aperta sul blog di Beppe Grillo dalla quale usciranno i nomi in lista per le elezioni del 23 novembre.
Urne aperte ieri dalla mattina fino al tardi pomeriggio, dalle 10 fino alle 19, con i risultati delle consultazioni che potrebbero essere rese note già oggi pomeriggio. Una prima “scrematura”, dalla quale gli iscritti al blog di Grillo con diritto di voto dovranno scegliere il candidato a 5 Stelle per il ruolo di presidente della Regione Emilia–Romagna, in una seconda fase di consultazione ancora da definire. Una corsa dalla quale è stato escluso in extremis Andrea Defranceschi, consigliere regionale uscente, che si era candidato nonostante la nuova norma “anti-inquisiti” lanciata nei giorni scorsi da Grillo. Un requisito da molti considerato ad personam, proprio per evitare a Defranceschi di provare a raggiungere il secondo mandato. Capogruppo in Regione, e come tale nel mirino della Procura di Bologna per l’inchiesta sulle spese pazze dell’Assemblea legislativa, Defranceschi aveva deciso di candidarsi lo stesso, affermando di essere «pulito». Secondo indiscrezioni, avrebbe assicurato direttamente al duo Grillo-Casaleggio di non essere iscritto nel registro degli indagati e di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia.
Ieri, invece, la doccia gelata, con voci di un’uscita dello stesso Defranceschi dal M5S, a seminare ulteriori malumori all’interno di un movimento sull’orlo di una crisi di nervi, che sui social network ha sfogato tutto il proprio disappunto. Come quello manifestato dalla senatrice Antonia Montevecchi, che nel difendere Defranceschi ha chiesto garanzie nelle consultazioni online, condividendo quanto già chiesto anche dalla deputata Giulia Sarti: una certificazione di ogni votazione online da parte di un ente terzo, come fatte per le Quirinarie. Eventi che ora spingono sempre più i 5 Stelle verso l’ipotesi di una clamorosa scissione: da un lato i cosiddetti “ribelli” (capitanati dal sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, dallo stesso Defranceschi e da diversi parlamentari eletti in regione); da un altro lato, i “fedelissimi” (guidati dal capogruppo M5S in Comune a Bologna, Massimo Bugani). Pizzarotti ha anche annunciato che non farà campagna elettorale.
Ma non solo il caso Defranceschi nel M5S, sempre più nella bufera. Anche le accuse di una sorta di “parentopoli” tra candidati. Una polemica che ha investito il capogruppo del consiglio comunale di Rimini, Luigi Camporesi, che si è detto pronto a dimettersi dopo la discesa in campo della moglie. Malumori che si sono spostati anche a Reggio, dove tra i nomi alle Regionalie c’era quello di Paola Cardelli, compagna di Norberto Vaccari, capogruppo M5S in sala Tricolore. Vaccari si è giustificato dicendo che la Cardelli è la sua compagna, che vivono in case diverse e che il loro rapporto è nato proprio all’insegna del M5S. Spiegazioni che non avrebbero però convinto proprio tutti gli attivisti, anche perchè fra i diktat di Beppe Grillo c’è il divieto per «gli eletti del M5S a qualunque carica di fare campagna elettorale per singoli candidati». Eventualità negata da Vaccari, che comunque aveva reso pubblica la sua relazione con Cardelli anche in occasione della campagna elettorale per le amministrative. Circostanze che non sono andate giù ad altri attivisti. «Parliamo sempre di pari opportunità e ci scandalizziamo se una donna si candida?», aveva affermato il capogruppo reggiano, toccando a sua insaputa un altro tasto nolente: a Parma, dove governa da oltre due anni, il M5S ha registrato il peggior risultato nella presentazione delle liste di candidati alla regione. Soltanto 18 gli aspiranti consiglieri regionali parmensi, con una sola donna, e il rischio dell’invalidazione del voto a causa dell'insufficienza di candidature femminili, come previsto dalla norma sulla parità di genere.
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