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«L’ospedale Lipu va avanti grazie all’autofinanziamento»

Elisa Pederzoli
«L’ospedale Lipu va avanti grazie all’autofinanziamento»

La denuncia della responsabile del centro “Croce Alata” all’ex Polveriera. Il lavoro dei volontari permette da anni di curare uccelli feriti e caduti dal nido

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REGGIO EMILIA. Un pronto soccorso per i volatili. Ecco cosa è il centro “Croce Alata” della Lipu, di viale Olimpia a Reggio. Un punto di riferimento per chi trova un uccello in difficoltà, che qui può contare sull’amore per gli animali, la competenza e la disponibilità di un robusto numero di volontari. Arrivati, già da qualche mese, anche ad autofinanziarsi per andare avanti. Ma la responsabile, Mercedes Lombardo, ora lancia l’appello: «Il nostro non è solo un hobby, ma anche un servizio. Così non possiamo andare avanti».

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LA STRUTTURA. Tre “stanze di ricovero” più ufficio e ambulatorio. Ecco come si presenta “l’ospedale” della Lipu, da qualche anno ospitato in alcuni locali dell’ex Polveriera messi a disposizione dal Comune. Qui piccioni, tortore, rapaci notturni, anatre, aironi, quaglie e tanti altri volatili trovano una gabbietta dove essere trattenuti, cibo e cure.

Per i volontari è un lavoro costante, che trova il suo picco in primavera. «Quando - spiega la Lombardo - dobbiamo occuparci dei piccoli che cadono dai nidi. Per noi è la stagione più impegnativa». In pratica, devono sostituirsi alle “mamme” e dare da mangiare ai pulcini fino a quando non diventano grandi. Un lavoro complesso, specie se parliamo di rapaci, come i gufi. «I quali - prosegue - non possono essere semplicemente liberati quando sono pronti. A loro va insegnato a cacciare. E siccome qui abbiamo detto no alle esche vive, grazie alla collaborazione dell’oasi Lipu del Torrile di Parma, prima della liberazione li portiamo nel loro fienile. Lì a finestre aperte possono andare e venire. Riducendo loro piano piano il cibo che gli facciamo trovare, imparano a provvedere da soli a trovarsi il cibo fuori».

I VOLONTARI. Ma chi sono i volontari di questo piccolo “ospedale”? «Studenti, lavoratori, anche disoccupati - racconta Mercedes - Sono persone che dopo il lavoro e gli impegni devono venire qui a pulire e a dar da mangiare agli animali. Talvolta, passano due volte al giorno quando ci sono uccelli sottoposti a terapia». Un bell’impegno. Che, però, non può diventare anche quello andare a fare i recuperi.

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«Tante volte ci chiamano cittadini che trovano uccelli feriti o piccoli caduti dai nidi, chiedendoci di andarli a prendere. Noi non riusciamo a farlo – sottolinea la Lombardo – Siamo pochi, con pochi mezzi. E non abbiamo la possibilità di andare da un capo all’altro della provincia per andare a prendere gli uccelli. Quello che possiamo fare, e facciamo, è però accoglierli quando ci vengono portati e curarli».

L’APPELLO. Non solo, negli ultimi mesi i volontari hanno dovuto mettere mano al portafogli. «Stiamo andando avanti con l’autofinanziamento, per pagare cure e cibo - prosegue - Una situazione sempre più difficile. Noi siamo un servizio, ci prendiamo cura di animali che sono di tutti, impegnando il nostro tempo. Ci piace farlo, sappiamo farlo. Però abbiamo bisogno di una mano».

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La sede è del Comune. Ma anche su questa c’è un problema. «Riguarda le nostre voliere esterne in via Terrachini - racconta - Ora là sono iniziati dei lavori. Dovremmo spostarle. Il consiglio comunale, a suo tempo, aveva preso l’impegno di assegnarci un altro spazio. Ancora non sappiamo niente. Eppure, per noi le voliere sono importanti: servono per la reintroduzione di animali curati, per farli abituare a volare prima di liberarli. E ci teniamo uccelli che non possono più essere reintrodotti». Alla Lipu attendono una risposta.

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