«Lupi, in collina ci sono già 5 branchi»
Quattro Castella, è la stima dell’esperto Reggioni: «Dal crinale dell’Appennino sono scesi a valle e si sono ambientati»
QUATTRO CASTELLA (REGGIO EMILIA). Non è una novità che i lupi abbiano preso stabile dimora non più solo sul crinale, ma anche nella fascia collinare reggiana. Ad affermarlo è Willy Reggioni, che per il Parco nazionale ormai da diversi anni segue i progetti sulla fauna selvatica ed in particolare proprio sul lupo, fin da quando in pratica l’arcano predatore, trovando un’area nuovamente adatta, dall’Appennino toscano dove è sempre stato presente ricominciò a colonizzare anche quello emiliano.
In relazione a quanto avvenuto sabato a Salvarano, quando un cane da caccia è stato ferito da due lupi ed è stato salvato solo grazie al tempestivo arrivo del proprietario, il cacciatore reggiano Giacomo Magnani, Willy Reggioni afferma: «Non c’è nulla di straordinario, ad oggi, nel fatto che lupi siano presenti anche a quote più basse rispetto al crinale dell’Appennino. Da una decina d’anni ormai, infatti, questi animali hanno colonizzato anche queste zone scendendo dal crinale ed ambientandosi». Ma quanti possono essere i branchi di lupi presenti nella fascia collinare? «L’occupazione di spazio necessaria per la sopravvivenza di un branco di lupi non cambia dal crinale alla collina – continua a spiegare Reggioni – in media si calcola che vi possa essere un branco ogni 170 chilometri quadrati. Tra i fiumi Enza e Secchia ad altitudini collinari, quindi, secondo un semplice calcolo che non ha la pretesa di essere preciso, potrebbero vivere fino a cinque branchi di lupi».
In merito al comportamento del lupo con cani, siano essi da caccia o da pastore, Reggioni spiega che questo è diverso da quello che il predatore attua con l’uomo, dal quale normalmente fugge.
«L’interazione del lupo con i cani può essere molto aggressivo – spiega – anche se i cani non sono riconosciuti dal lupo come una possibile preda, come avviene invece per gli ungulati selvatici (come caprioli, cinghiali) o anche per gli ovini al pascolo. Ma se i lupi incontrano un cane nel bosco, e il cane si mostra aggressivo, possono anche arrivare ad ucciderlo. Ci sono molte testimonianze e casi molteplici di questo genere, infatti».
Insomma, da alcuni anni un territorio in cui le attività umane quali pastorizia o anche la caccia non si trovavano più ad avere a che fare con questa presenza naturalisticamente importante, ma anche ingombrante, ora il lupo è un elemento che crea alle volte conflitti con queste attività, e mentre nel territorio del crinale il Parco sta cercando di arginarli ove possibile (con aiuti agli allevatori per recinti elettrificati o per dotarsi di cani da guardia che con il lupo si confrontano alla pari, come i pastori maremmani o del caucaso), in collina ancora non sono state prese contromisure. (l.t.)
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