Più debole la democrazia, più forti le mafie
REGGIO EMILIA. Dopo il rinvio ad agosto a causa del procrastinarsi del dibattito parlamentare sul disegno di legge di modifica della Costituzione, finalmente il prossimo 19 settembre a Bologna si riunirà la Commissione parlamentare antimafia. Una riunione nata su iniziativa del Movimento 5 Stelle che a gennaio richiese un incontro urgente sul tema delle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna.
Come Movimento 5 Stelle abbiamo iniziato nel 2008 la nostra lotta contro le infiltrazioni mafiose nel territorio reggiano ed in tutt’Italia. Fondamentale è indagare e raccontare come le mafie tradizionali siano cambiate nel corso del tempo, di come si siano trasformate e abbiano cambiato pelle, di come si siano radicate anche nel centro e nel nord della nostra penisola. I nuovi Boss hanno volti comuni, non più facilmente riconoscibili, nuovi volti in grado di reinvestire il denaro di Cosa nostra, camorra e 'ndrangheta anche nell'economia legale. Ed è così anche in Emilia Romagna, dove i nomi e i cognomi dei boss non hanno una storia pregressa.
La mafia la troviamo ovunque, in ogni ambiente e strato sociale, come fatto culturale che sopravvive come modalità di pensiero. E’ fondamentale un richiamo alla responsabilità di ognuno di noi a quella che sempre più appare come una nuova Resistenza all'occupazione delle mafie di nuovi territori.. Ognuno nel suo intimo, nel suo quotidiano, può invece contribuire a questo.
Oggi le mafie rischiano di essere forti perché la politica è più debole. Più debole la democrazia, più forti sono le mafie. La relazione annuale della Direzione investigativa antimafia mette in luce un sistema di criminalità organizzata radicato sul territorio e conferma il consolidarsi degli affari di Camorra, ‘Ndrangheta e Mafia in Emilia Romagna.
La nostra terra è un crocevia per le mafie che dal sud convergono a nord direzione Milano. Quelle cosche che -nella cosiddetta zona grigia- trovano appoggio, protezioni e coperture.
Nelle relazione della Dia si legge: “Numerose indagini hanno accertato il sempre maggior coinvolgimento di professionisti compiacenti nell’attuazione delle strategie economiche dei sodalizi e la diffusa tendenza a creare schermi societari per dissimulare la reale titolarità delle aziende”. In questa relazione si parla inoltre degli interventi di ricostruzione post-sisma in Emilia e delle attività che vanno “dal riciclo di denaro, ad investimenti in attività imprenditoriali, dal controllo dei principali traffici illeciti e di contraffazioni, ai finanziamenti usurai”. Contro le mafie non dovrebbero esistere colori politici. Dovrebbe esiste un solo colore. Quello della coscienza civica, della cultura della legalità e della trasparenza.
Ma cosa è successo invece in Parlamento sulla vicenda 416 ter? Il Movimento 5 Stelle si è scagliato contro l’ abbassamento delle pene sul voto di scambio politico-mafioso. In tanti hanno sostenuto la linea di pensiero del Movimento sul 416ter: il Pm antimafia Nino Di Matteo, Salvatore Borsellino e il Movimento delle Agende Rosse, l’Associazione dei familiari vittime della Strage di Via dei Georgofili e lo stesso sindaco di Bari Emiliano (PD).
Le loro parole pesano come pietre e hanno segnato la condanna politica definitiva sul comportamento incoerente del partito di Renzi. Il Pd invece ha politicamente scambiato con Forza Italia e Alfano i propri voti sul 416ter per abbassare le pene e alleggerire la norma nonostante alla Camera -grazie anche al M5S- ci fosse una larghissima maggioranza.
Mi auspico che questo incontro sia un invito alla partecipazione, al risveglio, alla lotta, alla speranza. Una linea comune da tracciare e percorrere insieme, dove la libertà, la giustizia sociale, la dignità, i diritti e il bene comune non siano utopie di pochi, ma atti concreti di un resistere e lottare comune quotidiano.
* deputato M5S
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