Gazzetta di Reggio

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Grande Aracri, guerra di perizie

di Elisa Pederzoli
Grande Aracri, guerra di perizie

Per il consulente del tribunale c’è sperequazione tra i redditi e gli investimenti sostenuti

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REGGIO EMILIA. Una guerra di perizie. Di analisi contabili, calcoli e confronti. Sul patrimonio della famiglia di Francesco Grande Aracri e i redditi dichiarati dall’imprenditore edile di origine cutrese, la moglie, i figli.

E’ entrato nel vivo ieri il procedimento che dovrà decidere se l’iniziativa del novembre dello scorso anno, frutto dell’articolata indagine che ha visto lavorare i carabinieri del comando provinciale e la Dda di Bologna, dovrà diventerà definitiva: ovvero, se il provvedimento di sequestro preventivo che ha portato a bloccare un patrimonio da oltre 3 milioni di euro (valore nominale) sia da confermare, nel giudizio di primo grado.

Francesco Grande Aracri ieri pomeriggio non c’era. A presenziare all’udienza davanti ai giudici del tribunale – Francesco Maria Caruso presidente, a latere Andrea Rat e Cristina Beretti – solo i figli e uno dei fratelli.

Il primo a essere ascoltato è stato il perito incaricato dal tribunale di analizzare il patrimonio sequestrato e di valutare, in confronto a questo, la capacità reddituale dichiarata dalla famiglia. Un lavoro articolato, nel corso di quale il perito ha passato sotto la lente i documenti che descrivono i flussi finanziari dei Grande Aracri, le entrate dichiarate al Fisco e non, gli affitti: insomma, tutte le fonti di finanziamento documentate, a livello bancario. Con l’obiettivo di determinare se il reddito dichiarato è congruo rispetto agli impegni finanziari presi.

La conclusione del perito è stata che, nel periodo preso in esame e che va dal 1991 al 2012, c’è stata una costante sperequazione. Dunque, una differenza negativa tra i redditi dichiarati e le spese e gli investimenti sostenuti. Nell’ordine circa di 450mila euro (calcolati tenendo conto di un paniere Istat comunque abbassato del 30%). Per il perito dell’accusa sarebbe invece di diverse centinaia di euro superiore, tale da motivare il sequestro, per il sospetto della provenienza illecita del patrimonio. Di tutt’altro avviso, invece, il consulente della difesa (rappresentata dagli avvocati Alessandro Sivelli e Giuseppe Migale Ranieri). I due periti saranno sentiti nella prossima udienza, il 12 novembre. Francesco Grande Aracri attende anche la decisione della Corte d'appello sulla sorveglianza speciale che lo ha colpito a novembre contestualmente al provvedimento di sequestro preventivo dei beni. La procura generale ha chiesto la conferma della sorveglianza speciale, facendo riferimento alle valutazioni già espresse in primo grado, cioè che Grande Aracri (ritenuto appartenente alla cosca capeggiata dal fratello Nicolino Grande Aracri), nonostante la condanna per mafia (3 anni e 6 mesi di carcere, nel processo Edilpiovra) non abbia mai smesso di fare da “reggente” del clan.

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