Gazzetta di Reggio

Reggio

Pizzini dal carcere per gestire il racket

di Evaristo Sparvieri
Pizzini dal carcere per gestire il racket

Arrestati figli e fratello del cutrese Antonio Silipo, in manette da aprile: per conto del boss continuavano gli affari illeciti

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REGGIO EMILIA. Pizzini. Foglietti volanti, attraverso i quali dal carcere di Parma continuava a gestire il suo racket di usura, con l’aiuto dei figli e del fratello, finiti ieri in manette. È quanto ricostruito dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, diretto dal tenente colonnello Giuseppe Tondi, negli sviluppi dell’inchiesta “Mi prendo tutto”, coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani: un’indagine che nei mesi scorsi aveva portato all’arresto di Antonio Silipo, 43enne imprenditore di Cadelbosco Sopra, originario di Cutro, titolare di due società (la Silipo srl e la S.L.F.), raggiunto ad inizio aprile da una doppia ordinanza di custodia cautelare – firmate dai gip di Reggio, Antonella Pini Bentivoglio, e di Parma, Alessandro Conti – con l’accusa di usura ed estorsione, dopo la denuncia partita da una 43enne professionista reggiana.

Tassi d’interesse fino al 511%, secondo gli inquirenti, per un giro d’affari che l’imprenditore cutrese continuava a gestire anche dietro le sbarre, servendosi dei suoi familiari, con i quali era in atto uno scambio di informazioni per tenere sotto controllo contabilità attraverso il passaggio di “pizzini”: le richieste di restituzione dei prestiti venivano effettuate dalla figlia, Floriana Silipo; mentre Francesco e Luigi, rispettivamente figlio e fratello, provvedevano alla riscossione degli interessi mensili. Un racket di famiglia venuto a galla anche attraverso le testimonianze di alcuni imprenditori reggiani, che ascoltati dalla Procura dopo l’arresto del 43enne cutrese, hanno contribuito a ricostruire un quadro emerso già nei mesi scorsi, quando le Fiamme Gialle hanno passato al setaccio la ditta e l’abitazione di Silipo, sequestrando computer, gioielli e decine tra cambiali e assegni. Proprio sulla base di queste carte sono state individuate dalle forze dell’ordine decine di vittime del giro d’usura, invitate già ad aprile dal sostituto procuratore Pantani a sporgere denuncia, un atto fondamentale per contrastare un reato spesso sommerso.

Al fine di sviare le indagini, secondo gli investigatori, i familiari di Antonio Silipo spingevano le loro vittime a dichiarare il falso di fronte ai finanzieri. Pressioni che, tuttavia, non hanno impedito ad un professionista reggiano di denunciare ricatti e vessazioni per effettuare continui pagamenti mensili da 4.100 euro, a fronte di un prestito iniziale di 20mila.

Gli arresti sono scattati ieri mattina, sempre a Cadelbosco. Nel corso della perquisizione nella residenza dei figli, è stata trovata e sequestrata una carabina calibro 22, detenuta illegalmente, mentre nel domicilio del fratello Luigi è stato trovato e sequestrato munizionamento per armi da fuoco e tre caricatori. Francesco e Luigi Silipo sono stati arrestati e trasportati in carcere. Detenzione domiciliare, invece, per la figlia Floriana, con il divieto di comunicare con persone diverse dai familiari con i quali convive.

«Vorrei rimarcare per le vittime d’usura l’invito lanciato già ad aprile dalla dottoressa Maria Rita Pantani a sporgere denuncia – afferma il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Ippazio Bleve – troveranno nelle forze dell’ordine un valido sostegno e una spalla alla quale affidarsi».

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