«Le telefonate degli autisti Seta? Molte sono di servizio»
I sindacati replicano al presidente di Seta e parlano di un parco macchine guasto da sempre
REGGIO EMILIA. Pietro Odorici, presidente di Seta, nel suo intervento sulla Gazzetta di mercoledì ha trattato con prudenza la grana delle frequenti avarie a cui sono soggetti i 54 autobus a gpl in servizio sulle nostre linee. Mauro Berni, autista di Sogea, lo considera un atteggiamento elusivo. Non si devono ignorare, a suo avviso, le responsabilità dei due maggiori soci di Act, Comune e Provincia, nell'acquisto di quei mezzi inadeguati.
«Sin dall'inizio - scrive Berni - questi autobus non hanno funzionato. D'estate il surriscaldamento blocca il motore al minimo. D'inverno si presentano numerosi problemi elettrici. Nel 2001 la politica reggiana aveva concesso la gestione di Autolinee dell'Emilia al socio privato Agi, allora legato alla francese Transdev. E il sistema francese è dominato dal Gpl, non dal meno oneroso, meno inquinante e meno problematico metano».
E' di tutt'altro tenore una nota di Michela Bognar, segretario provinciale di Uiltrasporti, che elogia Odorici per l'accoglimento di alcune importanti richieste del personale. «Come Uiltrasporti - riferisce - apprezziamo molto le dichiarazioni del presidente di Seta, che si impegna a far montare le paratie per la sicurezza degli autisti e all'installazione delle telecamere, che daranno una maggiore sicurezza al personale e all'utenza. Le telecamere sono lo strumento più deterrente nei confronti dei malintenzionati». Sulle scorrettezze degli autisti denunciate dai lettori Michela Bognar avanza qualche suggerimento. Molte di tali segnalazioni riguardano l'uso illecito del telefono durante la guida.
«Odorici - propone la segretaria di Uiltrasporti - dovrebbe risolvere i problemi comunicativi fra il personale in servizio e la sala operativa di Seta. Molte di queste telefonate erano fatte per esigenze di servizio».
Sono imbarazzanti, per il sindacato, le punizioni inflitte ai dipendenti responsabili di infrazioni come questa. «Sarebbe opportuno - scrive Michela Bognar - istituire un organismo interno all'azienda per discutere le sanzioni disciplinari a carico del personale. Lo si potrebbe chiamare Consulta disciplinare. Dovrebbe avere funzione più di orientamento che di punizione. In tale sede il lavoratore potrebbe delineare un quadro più o meno esatto dell'accaduto. I provvedimenti disciplinari verrebbero presi successivamente». (l.s.)
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