Pronti via, Balzani attacca Bonaccini
Duro affondo dell’ex sindaco di Forlì contro il favorito, all’indice per il caso “spese pazze” e la burocrazia
BOLOGNA. Alla fine entrambi mostrano fair-play, ma non sono mancate scintille, con un dibattito che si è acceso sin da subito, quando la discussione è caduta sui costi della politica e sulla burocrazia.
Dopo il malore di Bonaccini che ha impedito il confronto a Festareggio, al termine di due settimane che hanno messo in dubbio lo stesso percorso per le primarie, ieri sera a Bologna si è volto il primo confronto fra i due candidati per la sfida del 28 settembre. Oltre cinquecento le persone presenti.
Da un lato, Stefano Bonaccini, segretario regionale fresco di autospensione per correre in Regione, che si è mostrato particolarmente tonico. Da un altro lato l’outsider, Roberto Balzani, ex sindaco di Forlì, che ha strappato subito applausi quando il discorso è caduto sulle spese della Regione e sulla lotta alla burocrazia.
Un attacco indiretto allo stesso Bonaccini, indagato dalla Procura di Bologna nell’inchiesta sulle spese pazze, con Balzani che ha chiesto di «eliminare tutte le spese discrezionali, sulle quali può sussistere il dubbio», evitando di distribuire «soldi a pioggia».
Un affondo al quale Bonaccini ha risposto di aver cancellato il vitalizio, aggiungendo che «secondo me andava fatto prima». Ma non solo costi della politica nel duello, che ha visto toni accesi anche sul versante della lotta alla burocrazia. Una “piaga” per la quale Bonaccini ha proposto la creazione di un ufficio ad hoc: tra i compiti quello di cancellare le norme in eccesso e di individuare percorsi di velocizzazione della macchina amministrativa. Balzani, tuttavia, non si è fatto trovare impreparato: «Faccio fatica a pensare che la burocrazia si combatta con un altro ufficio burocratico». Per l’ex sindaco di Forlì, servono incentivi ai dipendenti che raggiungo obiettivi in termini di velocizzazione delle pratiche.
Un dibattito molto bolognese per i temi affrontati, anche in prospettiva della futura città metropolitana. E proprio in funzione della ridefinizione degli assetti territoriali, Bonaccini si è lasciato andare in una vasta analisi della riforma Delrio, concentrando parte del suo intervento sulle future aree vaste: «Avevamo bisogno di passare da quattro a tre livelli di governo - afferma sottolineando la necessità di una rapida abolizione delle Province e di una diminuzione dei Comuni – dobbiamo arrivare al 100% delle Unioni e all'obbligatorietà dei servizi da mettere insieme: bisogna che nella legge Delrio venga messo un premio a chi lo fa e disincentivo a chi non lo fa».
Sull’area vasta, per Bonaccini la nostra provincia farebbe parte di un asse con Parma, Piacenza e Modena: «Era già un’idea, prima di Delrio. E’ la sfida che abbiamo davanti».
E se Balzani sembra puntare sulla cultura, addebitando al mancato rapporto con la Regione la sua decisione di non ricandidarsi a sindaco di Forlì, le opinioni dei due contendenti divergono sulle trascrizioni delle unioni gay nei registri comunali. «Sui temi etici non farei propaganda», afferma Balzani. Favorevole il suo avversario: «Bisogna lavorare perché si avanzi sui diritti civili». Quando il tema diventa il lavoro, con il dibattito su articolo 18 e Jobs Act, entrambi mostrano di apprezzare il contratto unico a tutele crescenti. Non manca una piccola contestazione di una persona del pubblico verso Bonaccini, che però subito replica, parlando della necessità di creare diritti per i precari. Convincimento del pubblico che diventa più evidente quando lo stesso segretario mostra il proprio parere favorevole alla realizzazione di infrastrutture, fra le quali la Cispadana.
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