M5s contro Iren: no al carrozzone del nord
Spadoni e Guatteri chiedono chiarimenti con tre interrogazioni in Parlamento e al sindaco Vecchi
REGGIO EMILIA. Multiutility del nord, rigassificatore di Livorno, e azionisti interessati dai dividendi. Sono questi i tre temi posti a Iren dal Movimento 5 stelle reggiano che, tramite la deputata Maria Edera Spadoni e la consigliera comunale Alessandra Guatteri, ha presentato 3 interrogazioni in Parlamento e al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi. Per Guatteri e Spadoni «la fusione con un'altra azienda multiservizi avrebbe il vantaggio di creare un “carrozzone” troppo grande per fallire, un labirinto all'interno del quale far perdere le tracce delle conseguenze e dei responsabili di tutte le scelte gestionali e strategiche messe in atto negli ultimi anni che ci stanno danneggiando e che ci danneggeranno in futuro». Per questo, in uno dei tre documenti presentati, chiedono «quali decisioni sono state prese o quali indicazioni sono state date dai soci afferenti al subpatto emiliano (ex soci Enia) e dal subpatto reggiano, in considerazione dell'eventuale fusione di Iren con un'altra società multiservizi per la creazione di una grande multiutility del nord». Rispetto agli azionisti, le esponenti del Movimento 5 stelle chiedono invece se «ci sono aziende con sede in paradisi fiscali che hanno investito in iren tramite intermediari». Infine l’M5s chiede lumi su come sono stati valutati a bilancio il rigassificatore di Livorno «costato quasi 900 milioni di euro di cui 450 a carico di Iren che a gennaio ancora non era funzionante per mancanza di contratti di fornitura e di domanda di gas» e le centrali di Tusciano e Turbigo, entrate nel perimetro Iren nel 2013 e attive per il servizio di generazione di energia elettrica, «che tra l'altro nel primo semestre del 2014 hanno fatto segnare un calo del risultato operativo del 40% a fronte di una diminuzione dei ricavi del 14%».
Gli interrogativi posti si accompagnano alla preoccupazione per i dati di bilancio di Iren comunicati nell'ultima relazione semestrale, secondo cui «il livello di indebitamento finanziario netto è salito a quasi due miliardi e mezzo in 6 mesi e Iren ha dovuto pagare 65 milioni di euro di oneri finanziari». A giudizio delle due esponenti politiche, quindi, «i cittadini si aspettano che i beni comuni vengano gestiti in maniera efficace ed efficiente nel rispetto dell'ambiente e delle loro necessità e con l'applicazione di tariffe che non vengano continuamente aumentate per coprire inefficienze di gestione».
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