Gazzetta di Reggio

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«Non c’entro con l’usura, ero a Milano»

di Tiziano Soresina
«Non c’entro con l’usura, ero a Milano»

Scarcerato il fratello di Antonio Silipo: «Accanimento su di noi». Ma la Finanza indaga ancora su di lui: si andrà al Riesame

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REGGIO EMILIA. Resta indagato, ma non è più in carcere Luigi Silipo, finito (come i nipoti Francesco e Floriana) nell’inchiesta per usura che dall’aprile scorso ha portato dritto dritto in cella il fratello Antonio Silipo.

Ieri Luigi era in tribunale per testimoniare in un processo che vede alla sbarra sempre il fratello Antonio, ma uscito dall’aula, all’apparire dei cronisti, ha voluto fare alcune precisazioni su quanto gli è accaduto nelle ultime due settimane. Con a fianco l’avvocato difensore Giovanni Tarquini, il camionista ha replicato alle accuse, in un mix di amarezza e polemica: «Ho vissuto davvero una brutta avventura –spiega – perché nove giorni in carcere sono stati duri, ma ho dimostrato che non c’entro con questa storia». Le parole di Silipo ruotano attorno al 16 aprile scorso, quando per la procura avvenne il contatto per mettere sotto pressione l’imprenditore “cravattato” (con interessi, su base annua, di oltre il 200%) e sollecitargli il pagamento: «Ma io lavoro a Milano, come autotrasportatore in campo edile, dal lunedì al venerdì – prosegue Luigi Silipo – e l’ho dimostrato con il cronotachigrafo del mio camion da cui risultano viaggi e pause di quella settimana, oltre alla bolle che testimoniano i miei spostamenti. Io non ho commesso ciò di cui sono accusato, stavo lavorando il 16 aprile». Dice anche che i proiettili e i tre caricatori trovati nella sua abitazione di Poviglio sono detenuti regolarmente, poi l’ultimo affondo all’inchiesta nel suo complesso: «Se mio fratello Antonio ha sbagliato è giusto che abbia delle conseguenze – conclude il camionista – ma mi sembra che si stia esagenrando un pochino contro la nostra famiglia, c’è dell’accanimento».

Ma questa non è certo una battaglia legale finita per Luigi Silipo che rimane non solo indagato, ma su cui sono in corso altri accertamenti da parte della Finanza, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta. Approfondimenti che facilmente approderanno ad un’impugnazione (davanti al Riesame di Bologna) della scarcerazione decretata dal gip Antonella Pini Bentivoglio.

Un approdo al Riesame che sarà cercato anche dalla difesa (l’avvocato Giovanni Tarquini è affiancato dal collega Luca Mistrorigo) relativamente alla posizione dei due figli (Francesco e Floriana) di Antonio Silipo, cioè di colui che viene considerato il numero uno di quest’attività illecita legata all’usura.

Il gip Pini Bentivoglio ha rigettato, la settimana scorsa, le istanze di scarcerazione sia per Francesco (che rimane in carcere) e Floriana (che resta ai domiciliari). Il primo, nell’interrogatorio di garanzia, ha solo detto che il 16 aprile non era con lo zio Luigi ma con un’altra persona, mentre la sorella ha specificato che quel giorno era entrata in ufficio solo per fare delle fotocopie e che era rimasta di sasso quando era scattato l’arresto del padre imprenditore edile.

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