Unieco, piano dismissioni da 142 milioni
Sul mercato la quota rimanente in Clf e le concessioni autostradali. In 5 anni persi 100 addetti: tagliati i salari dei dirigenti
REGGIO EMILIA. Unieco deve vendere partecipazioni, immobili e asset diversi per un totale di 142 milioni di euro entro un arco di tempo di 5 anni. Il termine è stato fissato nel 2013, anno nel quale è stato omologato il piano di ristrutturazione del debito: la data “ultima” è il 2017. Un piano quinquennale che testimonia la cura da cavallo alla quale si è sottoposta la cooperativa di costruzioni di Reggio Emilia, che ha dovuto snellire il parco immobiliare limitando il perseguimento di nuove iniziative per contrastare la crisi imperante nel settore.
Il primo consistente passo è stata la vendita nel 2013 del 20% di Clf (settore ferrovie, società sana e competitiva) ai soci olandesi della Oranjewoud per un valore di 19,5 milioni di euro. Si apprende, però, che la quota ancora in capo a Unieco (pari al 40% di Clf) potrebbe essere a sua volta ceduta con un’opzione esercitabile a partire da aprile 2015, che consentirebbe l'ottenimento di ulteriori risorse finanziarie pari ad un prezzo minimo garantito di 16 milioni di euro.
È prevista inoltre la cessione delle società di scopo, in particolare quelle operanti nel settore delle concessioni autostradali, una volta terminati i lavori e quindi prevalentemente nel corso del 2016. Tra i gioielli della corona di Unieco c’è la Brebemi spa, concessionaria per la realizzazione e la gestione del collegamento autostradale tra le città di Brescia e Milano, alla quale Unieco partecipa nella misura del 5,36%. Un tracciato lungo complessivamente 62 km, il cui avanzamento fisico complessivo è superiore all’70%.
Per colmare il gap tra il 2008 - anno che ha preceduto la crisi - e oggi serviranno molti sforzi. Nel 2013 la perdita è stata di 60,6 milioni di euro dopo quella da 78,5 milioni del 2012, gravata anche dalle svalutazioni delle partecipazioni - pari a 55 milioni di euro nel 2013 - che hanno portato al necessario riequilibrio del patrimonio della società.
Sul fronte del lavoro è da segnalare la riduzione del costo delle retribuzioni del 2013, diminuite sull’anno precedente del 21% a causa sia della decrescita dell’organico, sia per il ricorso ad ammortizzatori sociali come il contratto di solidarietà per la struttura impiegatizia (che ha coinvolto quasi trecento persone) e la cassa integrazione ordinaria sui cantieri. Al contenimento del costo ha contribuito anche una riduzione delle retribuzioni che ha interessato nel 2013 tutti i dirigenti, diminuiti di 1 unità dal 2008 (di 6 dal 2012). Sono invece 100 gli addetti (operai e impiegati) che hanno perso il posto dal 2008.
Il vero nodo, ora resta la dismissione del ramo ambiente, che doveva finire nella mani di Iren, operazione sfumata da poche settimane per mancanza di accordo sul valore della cessione.
Il portafoglio ordini resta comunque consistente, con commesse che valgono oltre 700 milioni di euro. Resta da capire che fine abbia fatto la fusione con la cugina reggiana Coopsette: l’operazione annunciata in pompa magna è rimasta per ora sulla carta, segno della difficoltà di trovare la quadra tra i due colossi dell’edilizia.
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