Bimbo morto, fratellino fuori pericolo
Scandiano, il pediatra Alessandro Volta: «Si è trattato di un episodio sfortunato, non c’è alcun rischio di epidemia»
SCANDIANO. «Quella che ha colpito la famiglia del bambino morto è una vera tragedia, qualcosa che non si vorrebbe mai che capitasse, ma si è trattata di una sfortunatissima eccezione che non deve creare allarmismi nella popolazione», spiega il dottor Alessandro Volta, pediatra e responsabile del reparto di pediatria dell’ospedale Franchini di Montecchio.
Le analisi hanno permesso di capire se si è trattato di meningite da meningococco?
« Sono ancora in corso gli accertamenti per risalire al tipo di batterio che ha colpito il piccolo. Oltre al meningococco – che a sua volta si suddivide in quattro sottofamiglie – ci sono infatti anche altri due batteri che provocano la meningite: e cioè emofilo e pneumococco».
Esistono delle vaccinazioni?
«Per emofilo e pneumococco ci si vaccina nei primi tre mesi di vita. Per il meningococco, invece, esiste una vaccinazione caldamente raccomandata a 15 mesi, che si effettua insieme a quella per morbillo e rosolia. Dico caldamente raccomandata perché, in questi ultimi anni, è nata una sorta di avversione ai vaccini. In realtà queste vaccinazioni sono molto sicure: negli ultimi dieci anni sono state vaccinate 90 milioni di persone nel mondo, 15 milioni in Italia, ed è stato possibile verificare direttamente sia l’efficacia del vaccino che la rarissima presenza di effetti collaterali. Anche quando questi ultimi si presentano, poi, sono comunque molto contenuti e assolutamente meno pericolosi della malattia stessa. E poi i vaccini servono a preservare la popolazione dalle epidemie e tutelare i soggetti che hanno un sistema immunitario più debole, altrimenti sarebbe ancora la selezione naturale a dominare».
A proposito di epidemie, c’è il rischio che il bambino abbia contagiato le persone con cui è entrato in contatto? Come il suo fratellino?
«Il fratello è stato controllato, così come genitori e parenti, e non ha alcun sintomo dell’infezione. Sarà comunque tenuto sotto controllo, come tutti quelli che hanno passato del tempo con il piccolo. Ma non c’è alcun pericolo di epidemie. Quello del bambino morto è stato un caso assolutamente sfortunato: non basta entrare in contatto con il batterio per morire, ci vuole anche un ambiente favorevole».
Cioè?
«Un organismo indebolito, magari da infezioni precedenti, reagisce in modo differente da un organismo sano: può essere che il fratellino sia entrato in contatto con il batterio ma che il suo sistema immunitario l’abbia debellato. Purtroppo, nonostante i medici del Santa Maria abbiano messo in atto azioni di rianimazione molto valide e avanzate, il bambino non ce l’ha fatta: l’infezione è stata rapidissima e gli antibiotici che gli erano stati somministrati non hanno fatto in tempo a fare effetto. La sua è stata un’infezione fulminante, una sfortunatissima eccezione».
I casi di meningite da meningococco nella nostra provincia, infatti, sono solo un paio all’anno su un totale di 50mila bambini tra gli 0 e i 5 anni, e non sono nemmeno tutti letali. «È molto più pericoloso andare in automobile senza essere legato al seggiolino, in pratica», conclude il dottor Alessandro Volta.
Per via precauzionale, comunque, oltre ai genitori e ai parenti anche i medici, gli infermieri, i barellieri e tutti gli operatori sanitari – una trentina di persone in tutto – che lunedì sono entrati in contatto con il piccolo sono stati sottoposti a profilassi antibiotica. La decisione è stata presa per scongiurare qualsiasi possibile conseguenza, dal momento che la meningite batterica si trasmette attraverso la saliva e la stretta vicinanza.
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