Vulcanetto erutta fango in mezzo a una strada
Un cratere si è aperto all’improvviso in via Lupo a Casola di Querciola, l’area è stata transennata. Un residente: «Non avevo mai visto nulla di simile»
VIANO (Reggio Emilia). A Casola di Querciola, la settimana scorsa, nel terreno si è aperta una bocca che erutta fango misto ad acqua. Si tratta di un vulcanetto, o vulcanello, come quelli tristementi saliti alla cronaca in questi giorni a Macalube d’Aragona, ad Agrigento.
La nuova bocca si è aperta in via Lupo, lungo la strada che porta l’azienda agricola Ferrarini, nelle vicinanze della collinetta dove altri vulcanetti sono presenti da secoli. L’area – che si espande per circa dieci metri quadrati – è stata immediatamente transennata.
Questi vulcanetti – presenti non solo sul territorio di Viano ma anche nella zona di Regnano – sono il frutto di un raro fenomeno geologico, definito vulcanesimo sedimentario, legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione.
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Il gas, attraverso la discontinuità del terreno, affiora in superficie trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo a un cono di fango la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico.
Il fenomeno può assumere talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza, ma non è il caso dei vulcanetti di Casola di Querciola. Le zone dei vulcanetti di Viano e Regnano – conosciute come “le salse” – furono oggetto di studio da parte di famosi scienziati come Antonio Vallisneri e Lazzaro Spallanzani. Quest’ultimo condusse esplorazioni a più riprese alle salse di Querciola, negli anni 1789, 1790, 1792, 1793 e 1796. Sulle «eruttazioni» di quegli anni scrisse che la colata sembrava neve «a motivo della terra bianchiccia illuminata dal sole» ed era «piena di screpoli, per essersi seccata, ma poco sotto è anche intrisa d’acqua, e in alcuni luoghi conviene camminarvi sopra leggermente, altrimenti profonderebbe il piede».
Nonostante tali vulcanetti freddi non siano pericolosi, Carlo Montanari e Brigitta Caraffi, che abitano a trecento metri dal luogo dove la nuova bocca si è aperta, sono piuttosto sorpresi di aver assistito alla nuova formazione e sostengono che, a memoria d’uomo, mai si erano formati nuovi vulcanetti. «Una leggenda – racconta Montanari – narra che una pecora caduta in un vulcanetto qui a Casola fosse poi uscita a Regnano a chilometri di distanza, in quanto i due siti sarebbero collegati fra di loro. La comparsa di questo nuovo vulcanetto, insomma, senza voler far riferimento al triste e tragico fenomeno siciliano di questi giorni, ci spaventa un po’».
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