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Carrelli sempre più vuoti: spesa in calo del 2,4%

Carrelli sempre più vuoti: spesa in calo del 2,4%

Ancora un dato negativo in provincia di Reggio Emilia nel primo trimestre 2014. Cervi (Cia): è il tredicesimo ribasso consecutivo

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REGGIO EMILIA. Se il conto alla cassa dei supermercati e dei negozi cala anche i prezzi delle merci sono destinati a scendere. L’apparente convenienza generata dalla deflazione non viene però colta dai consumatori reggiani, che nonostante la possibilità di effettuare acquisti a prezzi più vantaggiosi, continuano a ridurre i loro consumi.

Un andamento che va di pari passo con la crisi economica, l’aumento dei disoccupati e dei cassintegrati, che riduce i volumi di vendita all’ingrosso e i margini dei produttori, agricoltori in primis, per i quali suona l’ennesimo campanello d’allarme. Nel primo trimestre del 2014 i consumi alimentari registrati a Reggio Emilia sono scesi ancora una volta: una passo indietro del 2,4% rispetto al trimestre del 2013. Per alcuni produttori, però, il dato Istat non restituisce la realtà della crisi effettiva rispetto al calo dei fatturati delle aziende di riferimento.

Il calo reggiano riflette quello nazionale, con i prezzi dei beni alimentari che fanno registrare un tasso tendenziale nullo dopo tre mesi consecutivi di flessione e i listini di frutta (-4,4%) e verdura (-1,4%) ancora in territorio negativo. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, spiegando che il risultato di settembre riflette la debolezza perdurante della domanda interna, con i consumi sempre al palo e le famiglie obbligate a “farsi i conti in tasca” anche per mangiare, come è evidente dal calo della spesa per il cibo che ormai va avanti da 13 trimestri consecutivi.

«Del resto - commenta il presidente della Cia di Reggio Emilia Antenore Cervi – anche la recente analisi della congiuntura in Emilia rileva come il commercio al dettaglio specializzato è in difficoltà; e va peggio quello in prodotti alimentari (-5,5 per cento)».

Nonostante i prezzi praticamente fermi - osserva la Cia- il 77% degli italiani continua a fare economia sul carrello alimentare, scegliendo i prodotti sulla base del prezzo più basso in oltre un caso su due (54%). Ma le famiglie spendono anche molto meno per il cibo da asporto (il 62%) e scelgono discount e negozi “etnici” per comprare. Non solo gli acquisti nelle cattedrali del low-cost sono cresciuti nell’ultimo anno del 5% circa, in assoluta controtendenza rispetto alle altre tipologie commerciali, ma secondo un’indagine Cia-Censis oggi convenienza e flessibilità trainano anche le botteghe gestite da stranieri, dove il 23% degli italiani acquista generi alimentari, frutta e verdura.

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