Gazzetta di Reggio

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Confartigianato: «In sei anni abbiamo perso 1.600 ditte»

Luciano Salsi

Lunedì l’incontro con i sindaci dei distretti: «Se non diminuisce la tassazione sarà un ulteriore bagno di sangue»

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REGGIO EMILIA. Prima che squillino le trombe dell'apocalisse economico-finanziaria, Lapam Confartigianato fa suonare la sua campana per lanciare l'allarme e mettere in guardia gli amministratori. I responsabili delle dieci sedi di cui l'associazione dispone nel territorio reggiano brandiranno simbolicamente una campanella simile a quella usata dai direttori di gara quando, lunedì mattina alle 10, si incontreranno con i sindaci di Reggio, Castellarano, Castelnovo Monti, Castelnovo Sotto, Correggio, Guastalla, Novellara, Rubiera, Sant'Ilario d'Enza e Scandiano per avvertire che ormai siamo all'ultimo giro di una corsa forsennata verso l'abisso.

Perciò chiederanno ai primi cittadini di alleggerire la tassazione locale, diminuendo la Tasi dall'anno prossimo, e semplificare le pastoie burocratiche che rischiano di dare l'ultima spinta verso la catastrofe alle imprese e, quindi, all'insieme della società civile. Quella di lunedì sarà una giornata straordinaria di mobilitazione nei centri più importanti della provincia.

«Il tempo - dichiara Erio Luigi Munari, presidente generale di Lapam - è scaduto e siamo arrivati all'ultimo giro per tutti. Perciò possiamo uscirne soltanto lavorando insieme». «Dopo sei anni di crisi - aggiunge Ivo Biagini, presidente della zona di Reggio - tutte le previsioni sono state smentite dalla realtà. Gli ultimi indicatori economici hanno confermato la crescita zero e lo stato di recessione da cui le imprese non possono uscire con le sole loro forze».

La gravità della situazione è dimostrata dai dati della Camera di Commercio, riassunti da Confartigianato in una tabella. Fra il 2008 e il 2014 nei dieci comuni in questione il numero delle imprese attive è diminuito da 31.700 a 30.147. Il calo complessivo è del 4,9%, ma è andata molto peggio a Guastalla (meno 10%) e a Sant'Ilario (meno 8,6%), mentre la diminuzione è più contenuta a Scandiano (meno 3,3%) e in città (meno 4,1%). I settori più colpiti sono quello edilizio, dove si sono perse ben 1359 imprese, e il manifatturiero, dove ne sono sparite 708. Va male anche per i trasporti (meno 265) e il commercio (meno 57). Gli aumenti si riscontrano soltanto nei pubblici esercizi e nel turismo (più 283) e nei servizi alle persone (più 649), che sono settori fragili e non direttamente produttivi.

In queste condizioni Lapam Confartigianato ritiene insopportabile il peso delle imposte sugli immobili produttivi, che mediamente arriva al 9,37% sul territorio provinciale, sommando all'Imu la Tasi, che però viene fatta pagare alle imprese soltanto a Albinea e Castelnovo Monti. Si va da un minimo del 7,60% a Collagna, Busana, Casina, Ligonchio e Reggiolo a un massimo del 10,60% a Castellarano e Castelnovo Monti. Reggio è sul 9,60%. Quel che è peggio è che nella maggior parte dei casi la tassazione complessiva è aumentata. Risulta invariata o diminuita a Campegine, Canossa, Casina, Castellarano, Castelnovo Sotto, Castelnovo Monti, Collagna, Quattro Castella, Reggio, San Polo d'Enza e Villa Minozzo.

«La tassazione - sottolinea Biagini - è già troppo alta. Chiediamo ai comuni di tenere conto del nostro grido d'allarme e di non pesare ulteriormente sulle imprese». Questo, secondo Confartigianato, è l'unico modo per mantenere o aumentare il gettito fiscale, che sparisce del tutto se l'impresa, subissata dai tributi, è costretta a chiudere. «Un esempio positivo - insiste Biagini - viene dalla detrazione fiscale per le ristrutturazioni edilizie. Il ministero, a fronte di una detrazione di cinque miliardi, ne ha incamerati venti, perchè si sono incentivati questi interventi riducendo ai minimi termini i lavori in nero».

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