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Novellara forse lascia lo studio Coffrini

Novellara forse lascia lo studio Coffrini

Il Comune sta valutando l’ipotesi di interrompere i rapporti professionali con gli avvocati dell’ente

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NOVELLARA. Difficile pensare che la vicenda delle “ingenue” dichiarazioni del sindaco di Brescello sul mafioso “educato” si sia conclusa con il voto di fiducia in consiglio comunale. Anche perché è stata oggettivamente peggiorata dalla manifestazione di solidarietà al sindaco dei 250 brescellesi in piazza, compresi i figli e altri parenti di Francesco Grande Aracri. Oltre alle dichiarazioni del sindaco Coffrini, questa manifestazione ha messo in evidenza una preoccupante inconsapevolezza di una parte dell’opinione pubblica reggiana sulla gravità della presenza della criminalità organizzata nella nostra provincia. Una conseguenza secondaria, ma non irrilevante, della vicenda è poi l’imbarazzo degli altri sindaci nei confronti del primo cittadino di Brescello. Ci sono Comuni – tra cui quello di Novellara – che stanno valutando la possibilità di interrompere i rapporti di collaborazione con lo studio legale associato Coffrini, di cui fanno parte il sindaco Marcello e suo padre Ermes, ex sindaco di Brescello. Magari non se ne farà nulla, ma il solo fatto che se ne parli è il sintomo di un serio disagio.

Dal rapporto regionale del 2013 sull’infiltrazione della mafia in Emilia Romagna risulta che nel Reggiano operano attualmente 17 ’ndrine censite, 4 clan legati alla mafia siciliana, 3 alla camorra. Nel caso specifico, Francesco Grande Aracri, che vive e opera a Brescello da 30 anni, è stato condannato, con una sentenza diventata esecutiva nel 2008, a 3 anni e 6 mesi (più 2 anni di libertà vigilata) per associazione a delinquere di stampo mafioso, e definito nella sentenza «elemento di spicco della omonima cosca della ’ndrangheta di Cutro capeggiata dal fratello Nicolino». Nel 2013 gli sono stati sequestrati beni per 3 milioni di euro. E’ chiaro che, se si vuole vincere la guerra per la legalità, non sono consentite leggerezze e incertezze, né da parte delle istituzioni, né dell’opinione pubblica.

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