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Mutilati sul lavoro, pubblicità shock

Mutilati sul lavoro, pubblicità shock

I reggiani contestano le immagini dei cartelloni. Il presidente dell’Anmil: «E’ un buon segno, la gente deve reagire»

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REGGIO EMILIA. Muscoli e nervi scoperti, dita tagliate, braccia e gambe sanguinanti in primo piano. Queste le immagini che l'Associazione nazionale mutilati sul lavoro ha scelto per la propria campagna a Reggio. Tre cartelli da 6x3 e 25 da 1x1.4 metri piazzati in tutta la città, con immagini di vere mutilazioni sul lavoro scattate al pronto soccorso. Una scelta molto forte, che ha scatenato le reazioni di alcuni cittadini, i quali si sono lamentati della scelta di mostrare immagini così cruente di fronte a ospedali e in strade affollate di bambini e studenti.

«Sono contento che alcuni cittadini abbiano "reagito" alla nostra campagna - afferma il presidente dell'Anmil provinciale Bruno Galvani - avevo paura che Reggio fosse diventata insensibile e impermeabile a tutto. Eppure, il territorio reggiano è stato flagellato per due decenni dal mesotelioma provocato dall'amianto dell'eternit, che ha colpito centinaia di lavoratori. È un bene indignarsi, ma col mondo del lavoro e la mancanza di tutele».

Anche a Piacenza l'Anmil ha scelto la medesima campagna, sollevando un vero polverone. «Conosco alcuni di questi mutilati - prosegue Galvani - io stesso sono in sedia a rotelle e molti di questi hanno sofferto per anni per poi perdere l'arto. Il nostro compito è parlare di un argomento estremamente forte e farlo con metodi dolci è impossibile».

Comunicazione e lavoro: un binomio complesso. Già in passato infatti in città era scoppiata una polemica su un tema altrettanto delicato, quello del suicidio di alcuni imprenditori stroncati dalla crisi economica; campagna portata avanti dalla Cna provinciale.

«Non entro nel merito della scelta stilistica - afferma Emiliano Martinelli, dell'agenzia pubblicitaria reggiana Crovi Consulting - perché non conosco gli obiettivi della campagna dell'Anmil. Le mutilazioni sul lavoro sono un tema importante e delicato, ma tralasciando l'aspetto tecnico, credo che su questo argomento la scelta di condurre una campagna shock funzioni».

Diverso però è il discorso relativo alla tecnica di realizzazione e quindi alla forma con cui i cartelloni si presentano. "Se è vero che ciò che conta in una campagna di questo tipo è "impressionare" - prosegue Martinelli - è altrettanto importante "come" la gente viene colpita: la campagna avrebbe potuto essere condotta scegliendo una forma visuale meno "splatter", così da evitare che bambini o persone particolarmente sensibili rimanessero turbate dai cartelloni».

Daniele Valisena

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