Orion, sit-in dei creditori sotto Legacoop
Soci prestatori sul piede di guerra: «Abbiamo perso i soldi di una vita, siamo stati beffati: ora ci devono aiutare»
REGGIO EMILIA. Sono un centinaio, vogliono indietro i risparmi di una vita e per riavere i loro soldi andranno a manifestare il 13 ottobre alle 9 sotto la sede della Legacoop di Reggio Emilia. Dopo mesi di attesa e «speranze tradite», una rappresentanza formata da 50 prestatori sociali della coop edile Orion di Cavriago ha rotto ieri il silenzio durante un’assemblea del comitato creditori costituito sotto l’egida della Federconsumatori di Reggio.
LA PROMESSA. Il nodo è semplice. Dopo il crac della Orion (in concordato dal novembre del 2012, omologato il 6 febbraio 2014) 593 prestatori sociali che avevano investito i propri soldi nella coop, sono rimasti col cerino in mano. Di questi, 297 vantano un credito superiore ai mille euro: in molti avevano affidato patrimoni consistenti, come la liquidazione maturata dopo una vita al servizio della cooperativa stessa, schiacciata dalla crisi in edilizia e dai crediti milionari vantati a sua volta nei confronti della pubblica amministrazione. Questi prestatori, in buona parte pensionati reggiani, hanno ricevuto una promessa da parte della Legacoop che, come già successo nel crac della Cmr di Reggiolo, aveva deciso restituire di tasca propria il 50% dei crediti ai soci prestatori.
MONTA LA RABBIA. «La prima tranche doveva essere versata da Legacoop entro l’aprile del 2014 - spiega Giovanni Trisolini, presidente di Federconsumatori - Ad oggi quella scadenza non solo non è stata rispettata ma nemmeno quella successiva fissata per la fine di luglio. Il credito totale è di 5,5 milioni di euro e la disponibilità di Legacoop è stata ribadita in tre diversi incontri con i creditori. Sappiamo che ci sono dei problemi tecnici per questo tipo di operazione, ma il concordato non sta andando bene: ci sono difficoltà di incasso su appalti come quelli per la Regione Lazio e dell’ospedale Santa Maria di Reggio. La situazione, perciò, è preoccupante, e Legacoop deve ottemperare alla promessa».
LA BEFFA. «Siamo arrabbiati - dice Anna Maria Paterlini, che aveva investito il suo Tfr nella coop - Prima i responsabili del concordato ci avevano promesso la restituzione del 67% dei nostri soldi. Pochi mesi dopo siamo scesi al 16%. Abbiamo saputo del crac dai giornali e fino a pochi giorni prima ci hanno fatto versare ancora soldi. Ci siamo fidati della cooperazione ma siamo stati traditi. Nemmeno una società privata si comporterebbe così». «La mia famiglia è nella cooperazione da generazioni - racconta Mara Moscardini - Avevo consigliato ai miei genitori di portare via i soldi ma loro non se la sono sentita: volevano sostenere la coop e i lavoratori. Ora è questo il trattamento che ci riservano. Continuavano a tranquillizzare la gente, facendo portare soldi ai pensionati. Poi il crac». «Poco prima che la situazione esplodesse ci hanno inviato una comunicazione sull’aumento della remunerazione del prestito - avverte Massimiliano Grazioli - poi la cura dimagrante è partita ma era già troppo tardi».
LE ACCUSE. «Tra i soci prestatori c’erano anche ex dirigenti e consiglieri - lamentano i pensionati - ma hanno crediti per pochi centesimi. Il dubbio lecito è che siano usciti in tempo. Il danno è in capo a pensionata eticamente e democraticamente rispettabili e rispettosi del senso cooperativistico».
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