No alle mafie negli appalti, nuovo piano del Comune di Reggio
La certificazione chiesta in anticipo, un protocollo per le società partecipate e semplificazioni burocratiche per favorire la “white list” provinciale
Il Comune attende i pareri legali sulla "tenuta giuridica" dell'operazione, ma il sindaco Luca Vecchi e la sua giunta sono intenzionati a procedere. A partire dall’assessore Alex Pratissoli, il vero “regista” dell’operazione.
Obiettivo, combattere le infiltrazioni mafiose negli appalti con una serie di vincoli più stringenti. Lo stesso sindaco lo ha annunciato venerdì sera nella Sala del Tricolore, in occasione della serata antimafia organizzata da Cortocircuito con il procuratore nazionale.
Sindaco, di cosa stiamo parlando concretamente?
Di fatto, si tratta di anticipare la richiesta di presentazione della certificazione antimafia. Con le norme attuali, sussiste l'obbligo di una comunicazione all'atto dell'inizio dei lavori d'importo superiore ai 70 mila euro. Ma potrebbe anche essere troppo tardi per intervenire, se c'è qualcosa che non va o non convince. L'iter amministrativo, infatti, parte molto prima. Anche uno o due anni. Per questo, vorremmo sostituire la comunicazione a inizio lavori con la certificazione (tecnicamente, si chiama informativa) prima della sottoscrizione della convenzione urbanistica. All'inizio del percorso, non alla fine. Per fare questo, dobbiamo modificare la convenzione urbanistica-tipo e siglare un protocollo d'intesa con la prefettura, cui spettano le verifiche che andrebbero anticipate rispetto all'iter attuale. Ma c'è un altro aspetto importante…
Quale?
Vorremmo tutelarci da passaggi di proprietà poco chiari in corso d'opera. Per questo, siamo decisi a richiedere l'antimafia anche ad eventuali soggetti subentranti nell'ambito della convenzione.
E poi ci sono le società partecipate…
Sì. In verità, non partiamo da zero. Anzi: parecchio, in questi anni, è stato fatto. Ma noi vogliamo lanciare un messaggio chiaro, ovvero che non abbiamo alcuna intenzione di abbassare la guardia. Per le nostre partecipate e controllate, vorremmo redigere un nuovo protocollo che contenga criteri uniformi per la selezione dei fornitori, con un innalzamento delle garanzie preventive a fronte del rischio di infiltrazioni mafiose.
Il modello?
E' quello della legge 231, che impone alle grandi società di capitali di avere organi di vigilanza interna per scongiurare eventuali reati societari. Quei principi fondamentali potrebbero valere anche per le nostre partecipate. E in effetti c'è chi, come Iren e la Fcr, dispone già oggi di un organo di vigilanza interna. Dovremmo cercare di perfezionare il sistema per migliorare la nostra capacità di resistenza. Anche la tracciabilità e gli open data - in definitiva, la trasparenza - su appalti e subappalti è un passo in avanti che abbiamo compiuto, e che ci aiuta già oggi. Ma sarebbe sbagliato guardare solo al privato.
Cosa intende?
Nella bella serata di Cortocircuito, il giudice Gennari ha parlato di un tema quasi sottotraccia, ma che è in realtà fondamentale: il rapporto privato-privato. Ovvero, le catene di subappalti e i rapporti a due tra privati e fornitori, dove si possono creare catene di reciproche convenienze, tra soggetti sani e soggetti che non lo sono. Su questo versante, l'ente pubblico non ha alcuno strumento per vigilare e intervenire. Non se ne parla quasi mai, ma è un tema caldo. Si pensi al sistema delle false fatturazioni: che strumenti ha un ente pubblico per tutelarsi verso questi fenomeni?
Il procuratore Roberti ha detto che le interdittive restano fondamentali, anche se sappiamo che non tutti la pensano così.
Sì, noi come Comune collaboriamo senza riserve con la Prefettura, nell'ambito dei controlli. Ma vorremmo anche rendere efficaci le white list provinciali.
Come?
Il problema è che le white list non sono obbligatorie. Non sono cioè conditio sine qua non per poter lavorare, come ad esempio per la ricostruzione post-terremoto. Dunque, nessuna impresa vi si iscrive. Noi potremmo ipotizzare una semplificazione delle procedure per le ditte che accettino di inserirsi nell'elenco, anche solo per un anno. (p.c.)
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