Tasse locali, sindaci con le mani legate
Dopo l’sos di Lapam, oggi l’incontro con dieci primi cittadini che avvertono: «Abbassare l’Imu? Lo prende tutto lo Stato»
REGGIO EMILIA. La coperta è troppo corta. Da una parte e dall’altra. E i margini di manovra troppo esigui, con le amministrazione che difficilmente potranno rispondere in maniera positiva all’appello lanciato da Lapam Confartigianato. Dopo la Confesercenti, si tratta della seconda associazione di categoria che denuncia una pressione fiscale insostenibile, affermando sia questa la causa di una vera ecatombe di piccole e medie imprese.
Ed è per questo motivo che i responsabili delle dieci sedi Lapam presenti nel territorio reggiano, questa mattina alle 10, brandiranno simbolicamente una campanella quando si troveranno di fronte ai sindaci di Reggio, Castellarano, Castelnovo Monti, Castelnovo Sotto, Correggio, Guastalla, Novellara, Rubiera, Sant’Ilario d'Enza e Scandiano. Un modo per avvertire che ormai siamo all’ultimo giro di una corsa verso l’abisso.
Secondo i dati Lapam, fra il 2008 e il 2014, il calo di imprese attive è stato pari al 4,9%, coinvolgendo circa 1.600 attività. Numeri a partire dai quali dall’associazione ci sarà la richiesta di un alleggerimento delle tasse locali. A cominciare dall’Imu sugli immobili produttivi. Di fronte, tuttavia, si troveranno dei sindaci con le mani legate, alle prese con i ripetuti tagli che hanno messo alla prova anno dopo anno le stesure dei propri bilanci.
(nella tabella la situazione dei dieci Comuni in cui ci sono sedi Lapam)
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«Terremo in considerazione l’appello – afferma Alessio Mammi, sindaco di Scandiano – le imprese vanno sempre ascoltate. È questa la ragione per cui come Comune abbiamo deciso di non toccare l’aliquota Imu, tra le più basse in provincia, e di non mettere la Tasi sui capannoni. Abbiamo anche scelto di riequilibrare il rapporto tra utenze familiari e aziendali per il costo di raccolta e smaltimento rifiuti. Scendere ulteriormente è difficile, anche considerando che su un’aliquota dell’8,6 per mille il 7,6 va allo Stato. Il margine di manovra è troppo stretto».
Di parere simile Emanuele Cavallaro, primo cittadino di Rubiera: «Le amministrazioni devono far fronte comune: l’Imu sul produttivo ancora oggi è al 77% appannaggio dello Stato. Se lo Stato mantenesse gli impegni presi, restituendo dal 2015 questa imposta municipale ai Comuni, si potranno aprire ragionamenti importanti sul fronte dell’abbassamento della pressione fiscale alle imprese».
Anche il sindaco di Castellarano, Gian Luca Rivi, al pari dei suoi colleghi tira in ballo il peso dello Stato: «Capisco che le imprese non siano contente ma, senza voler minimizzare, se andiamo a vedere, l’impatto dell’Imu su un capannone rispetto all’Irap o alle imposte sul reddito ha un’incidenza bassa, anche dove applicata a livelli alti come nel mio Comune. Diminuire di un punto l’Imu per noi significherebbe rinunciare a 200mila euro. Ma se lo Stato ci lasciasse tutto il gettito, allora potremo fare qualcosa».
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