Majorca, termine scaduto il fallimento è più vicino
Scandiano: ultimo giorno, ieri, per presentare il piano di pagamento dei creditori. La parola passa al giudice
SCANDIANO. A mezz'aria, sospesi senza notizie fisse, con un anno di relativa tranquillità in ballo. Sono ore di nervosissima attesa per i quasi settanta dipendenti della ceramica Majorca, chiusa da fine maggio dopo una grave crisi aziendale ed economia. Ieri è scaduto il termine ultimo concesso alla proprietà per presentare il proprio progetto di concordato liquidatorio, il piano di azioni programmate per provvedere al pagamento dei debiti ai creditori tramite vendite e dismissioni.
A sera ancora non vi erano notizie certe sulla presentazione ufficiale del piano, e comunque – anche dopo la ricezione da parte del tribunale reggiano – saranno necessari diversi giorni per sapere il parere definitivo del giudice incaricato, che dovrà decidere se accettare o meno la proposta. Altre settimane occorreranno per sapere se i creditori decideranno di accogliere le proposte presentate o, se le condizioni non saranno ritenute adeguate, procedere verso il fallimento.
Dall’accettazione del concordato dipende anche il futuro dei dipendenti, ad oggi in cassa integrazione straordinaria. Se la proposta passa il vaglio del tribunale, i sindacati possono chiedere la proroga di un anno della cassa integrazione, ottenendo quindi una tutela prolungata. E le loro pendenze, visto che devono ancora ricevere diversi mesi di stipendi arretrati, dovrebbero essere saldate entro sei mesi.
Se il giudice competente non desse il via libera, o se i creditori non accettassero le percentuali di pagamento indicate (inferiori rispetto al debito reale, come in molti concordati), si aprirebbe la strada obbligata per il fallimento. Per i lavoratori, questo comporterebbe quasi certamente l’addio alla cassa integrazione e l’entrata nell’ultimo ammortizzatore sociale possibile: la mobilità. Uno dei primi provvedimenti “canonici” di un liquidatore fallimentare è il licenziamento delle maestranze, che quindi passerebbero alla mobilità.
Diverso il discorso per l'azienda. Il fallimento non preclude l’acquisto da parte di terzi. Anzi, eventuali realtà interessate sarebbero probabilmente propense a farsi avanti solo dopo la dichiarazione dello stato fallimentare, per trovarsi di fronte a un “carico” più leggero.
La speranza in questo senso non è ancora svanita: tutte le parti sociali – compreso il Comune – stanno cercando di imbastire contatti con imprenditori e gruppi industriali. E’ l’unica via per cercare di mantenere la continuità produttiva. Anche se venisse accolta la proposta di concordato, è praticamente impossibile che con l’attuale assetto la Majorca ricominci la produzione. Una nuova proprietà invece potrebbe essere intenzionata a rilanciare l’azienda, puntando su un nome storico, con il potenziale commerciale che porta con sé.
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