Maramotti, conti in rosso per la holding
La Cofimar ha chiuso il 2013 con una perdita di 5,5 milioni, dovuta alla svalutazione di azioni Unicredit
REGGIO EMILIA. Conti in rosso nel 2013 per Cofimar, holding della famiglia Maramotti. L'esercizio si è chiuso con una perdita di 5,77 milioni di euro contro l'utile di 10 milioni del 2012, dopo una svalutazione di 14,4 milioni su titoli Unicredit.
La perdita - indicano i documenti consultati da Radiocor - «è stata determinata da rettifiche di valore di una partecipazione in enti creditizi quotati» che «si è resa necessaria per tenere conto della riduzione del valore di patrimonio netto della partecipata conseguente a svalutazioni straordinarie su avviamenti e crediti». A Cofimar fanno capo direttamente 6,6 milioni di titoli Unicredit stando ai verbali assembleari della banca di maggio. Il valore della partecipazione per Cofimar è sceso a 57 milioni da 71 milioni nel 2012, a fronte di un valore di mercato di 31,8 milioni sulla media degli ultimi sei mesi. Il valore unitario in bilancio risulta di 8,6 euro. Attualmente in Borsa il titolo Unicredit quota 6,15 euro.
A Cofimar, che ha sede a Torino, fa capo però anche una partecipazione nella lussemburghese Ibef (42,5%), che a sua volta detiene 11,7 milioni di titoli Unicredit. In questo caso però le azioni non sono state svalutate. Il bilancio 2013 della holding - chiuso con un utile di 1,3 milioni - sottolinea che la quota nella banca è «strategica», la quotazione si è nettamente ripresa rispetto al 2012 e le previsioni del piano strategico 2015-2015 sono positive.
Ibef, che nel 2011 aveva svalutato di 22,5 milioni i titoli Unicredit, nel 2013 mantiene così il valore di bilancio di 155 milioni di euro. Sulla base dei titoli depositati all'assemblea della banca di maggio, emerge un valore unitario di circa 13 euro. Come spiegano i documenti della holding lussemburghese consultati da Radiocor, «la quotazione di Borsa del titolo (Unicredit n.d.r.) ha segnato una significativa risalita dalla fine del 2012, passando da 3,706 euro a 5,38 euro a fine 2013» e nel corso del primo trimestre 2014 si è ulteriormente apprezzata per arrivare a 6,70 euro a inizio aprile. Inoltre l'istituto ha presentato un piano di sviluppo 2015-2018 con «previsioni di crescita e sviluppo plausibili» e previsioni di utili positivi «in grado di permettere alla banca di continuare favorevolmente il processo di riassetto dei conti avviato nel 2011.
La maggiore parte della quota in Unicredit dei Maramotti (una quota storica perchè la famiglia era azionista sia del Credito Italiano, sia di Rolo Banca, gli istituti dalla cui fusione nel 1998 è nata la banca) risultava per altro essere detenuta da un'altra holding lussemburghese, la International Fashion Trading che l'ha svalutata pesantemente nel 2013 e in parte ceduta.
All'assemblea dello scorso maggio di Unicredit, Ift ha partecipato con soli 4,1 milioni di azioni contro gli oltre 39 milioni degli anni precedenti. Tornando al bilancio Cofimar, all'attivo risultano anche 107 milioni di euro in un deposito vincolato con scadenza marzo 2014 e obbligazioni per 137 milioni, 123 dei quali emessi dalla partecipata Ibef. Tra le quote - che totalizzano 139 milioni - vi sono quelle nella Società Agricola Maramotti, in due immobiliari (la Sviluppi Emiliani e l'Istituto Immobiliare Italiano, la prima con un risultato negativo di 98 mila euro, la seconda in perdita di 165mila euro) e nella Contemporary Art Management Services che invece ha avuto un risultato positivo per 30mila euro.
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