Regionali, Richetti: "Tutto il Pd era contro di me"
Il deputato modenese, ritiratosi dalla corsa alle primarie, a tutto campo durante l'intervista rilasciata alla trasmissione "In 1/2 ora" di Lucia Annunziata
REGGIO EMILIA. «C'era una contrarietà totale del Pd alla mia candidatura, sia locale, sia nazionale». Matteo
Richetti, deputato modenese Pd, renziano della prima ora, ha spiegato così, intervenendo alla trasmissione "In 1/2 ora" su Raitre, il ritiro della sua candidatura dalle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione Emilia-Romagna a poche ore dalla chiusura delle candidature.
«Renzi - ha detto Richetti - mi ha detto che secondo lui era meglio che facessi altro, ma poi mi ha detto: "decidi tu". Ma non c'era un dirigente del Pd che mi sosteneva: se uno fa il presidente della Regione, come fa a farlo con un partito in contrapposizione? Io non mi sono voluto mettere in quella situazione».
Intervistato da Lucia Annunziata, Richetti ha parlato anche della sua vicenda giudiziaria, visto che il suo ritiro è arrivato dopo aver scoperto che era indagato. «È stato un atto di rispetto delle istituzioni. Se rispetti le istituzioni - ha detto facendo riferimento a Bonaccini, anch'egli indagato quando si è presentato - non ti autoassolvi. Ho avuto anche un'amarezza personale: quando è stato condannato Errani tutti si sono stretti attorno a lui. Nei miei confronti c'era un balbettio imbarazzato».
CALO TESSERE. «C'è un solco profondo fra il partito e i suoi elettori, colmato solo da Matteo Renzi, come se lui avesse reso credibile e votabile se stesso e non il Pd». Lo dimostra, secondo il deputato modenese del Pd, la bassissima affluenza alle primarie del centrosinistra in Emilia-Romagna. «Un partito che non porta a votare nemmeno gli iscritti - ha detto, riferendosi alla consultazione di domenica scorsa - è dentro un problema enorme. In Emilia-Romagna non c'è stata nè la competizione, nè la proposta perchè gli elettori del Pd ritenessero credibili le primarie. Il partito è attraversato da funzionari che mal sopportano Renzi: quando arriva gli fanno grandi applausi, quando se ne va continuano come nulla fosse. E molti nostri elettori potrebbero non andare a votare alle regionali di novembre. Il Pd può essere il più grande nemico di se stesso»
JOBS ACT. «Come si fa a fare una battaglia epocale come quella della riforma del mercato del lavoro con il capogruppo alla Camera che si astiene in direzione?». Lo chiede, polemicamente, intervenendo alla trasmissione "In 1/2 ora", il deputato del Pd Matteo Richetti. Il riferimento è all'astensione di Roberto Speranza nella direzione del Pd alla relazione di Renzi sul jobs act. «Con Matteo Renzi - ha detto - ci siamo candidati a guidare il Pd e a guidare il paese per cambiarlo. Se quando arrivi alla guida rinunci a cambiare non hai fatto tutto il tuo lavoro. La critica che faccio a Renzi è che tutte le persone che stavano con lui alla Leopolda o nei comitati che lo sostenevano o hanno fatto delle liste civiche o sono state messe ai margini. È necessario un rilancio dello spirito originario e questo lo deve fare Renzi: il renzismo originario prevede qualche comparsata in meno e un pò di studio e di approfondimento in più».
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