Tragedia di Linate, 13 anni senza un perché
Il fratello di Giuseppe Bertacchini: «Chi ha colpa del disastro non dovrebbe ricoprire ancora incarichi di responsabilità»
CASALGRANDE. «Non voglio che nessuno vada in galera, ma vorrei che chi ha colpa del disastro non abbia più ruoli di responsabilità. Le verità ormai si conoscono, anche se non diventeranno probabilmente mai ufficiali».
Parla con pacatezza, ma senza nascondere il dolore e l’amarezza, Ennio Bertacchini di Dinazzano, ricordando la tragedia di 13 anni fa a Linate, il terribile incidente aereo dell’8 ottobre 2001 all’aeroporto milanese, quando in una collisione fra due velivoli, causata dalla nebbia e probabilmente dall’errore umano, portò alla morte di 118 persone. Fra loro due reggiani, Giuseppe Bertacchini, 46enne casalgrandese, fratello di Ennio, e il 29enne Massimo Prandi di Arceto di Scandiano.
Bertacchini era il titolare di un’azienda tecnologica, che realizzava forni industriali, e assieme a Prandi, suo dipendente, stava per raggiungere la Danimarca per un incontro di lavoro. Da allora – nonostante gli sforzi di un comitato di cui Ennio Bertacchini è componente del consiglio nazionale, ora diventato Fondazione – una verità definitiva sulle responsabilità ancora non esiste.
«Si sa cosa è successo, ma non sarà mai ufficializzato, credo. Io non voglio che nessuno vada in carcere, sarebbe solo un aggiungere dolore ad altro dolore, però le persone che hanno responsabilità hanno ancora dei ruoli, e questo non credo abbia senso», spiega.
La sua famiglia si sta preparando a raggiungere Milano come fa ogni anno: «Saremo in tantissimi, la mia famiglia, mia cognata e le due figlie di Giuseppe. E tante altre persone. So che ci sarà anche il Comune e questo mi commuove sempre, ho sempre apprezzato l’impegno delle amministrazioni, hanno realizzato vie e parchi per quella tragedia che ha toccato i nostri paesi oltre che le nostre famiglie».
Il dolore rimane forte, e difficilmente se ne andrà, ma qualche piccola consolazione si cerca di trovarla, nel legame con altre persone toccate dalla tragedia. «L’anno seguente all’incidente è nato il comitato “Per non dimenticare”, di cui io faccio parte come consigliere, e realizziamo tante iniziative. Prima di tutto un memoriale, voluto dal Comune di Milano, con 118 alberi in tondo e le steli con i nomi delle 118 vittime».
Ma il discorso si è rapidamente allargato: «A breve organizzeremo un convegno internazionale, con realtà simili di altri Paesi, e cerchiamo di fornire sostegno e consulenza, di ogni tipo, dalla solidarietà a quella legale. È un aiuto importante per persone che hanno subìto un dolore simile. La perdita rimane, quella non verrà mai meno, ma anche questo è importante. Come sarebbe importante che si arrivasse in fondo al discorso delle responsabilità», prosegue Bertacchini. «Noi rimaniamo coesi, la nostra famiglia non vuole mai mancare e come ho detto la presenza del Comune è un bel segnale, che mi scalda il cuore. E davvero, non voglio che il dolore si aggiunga al dolore, non voglio che vadano in carcere, ma chi ha sbagliato non dovrebbe ricoprire più certi incarichi».
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