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l’udienza

Corteo anti-Gelmini, 21 alla sbarra

Corteo anti-Gelmini, 21 alla sbarra

Gli imputati, tutti giovanissimi: «E’ un processo politico»

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REGGIO EMILIA. Ennesima “puntata” del processo che vede alla sbarra 21 giovani (uno ha già patteggiato una multa) perchè accusati di non aver rispettato l’ordine delle autorità di bloccare il corteo: doveva essere un sit-in contro la riforma Gelmini, invece la protesta arrivò il 20 dicembre 2010 sino in piazza Prampolini. Ieri è stato sentito Lucio Di Cicco, dirigente della Digos: «Poiché i promotori mi chiesero di poter fare un piccolo corteo, sentii il questore: autorizzammo la sfilata fino a piazza Martiri del 7 luglio. Era in corso un consiglio comunale sull'immigrazione e temevamo che i ragazzi potessero fare irruzione. I ragazzi erano una cinquantina: insieme partimmo dall'università. Alla Banca d'Italia li ho fermati e ho detto loro al megafono che chi avrebbe proseguito per piazza Prampolini sarebbe stato denunciato. A quel punto uno dei manifestanti, Lorenzo Borghi, disse al megafono: "Vogliamo andare sotto il Comune: nessuno può bloccarci". Infine urlarono slogan contro la polizia: "Vergogna". Io dissi loro che chi avrebbe proseguito sarebbe stato denunciato, ma andarono avanti lo stesso con gli striscioni. A quel punto dissi agli agenti della Scientifica di filmare». A fine-udienza alcuni giovani presenti (di Aq16 e di altre associazioni) hanno detto ai cronisti che «in quel periodo erano tante le manifestazioni anti Gelmini: questo processo dimostra che la magistratura si muove in modo politico e strumentale contro di noi». Si torna in aula il 10 novembre.(t.s.)

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