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COLLAGNA, IL presidente del parco

«Dal Mondiale del fungo nuovi stimoli per l’economia»

«Dal Mondiale del fungo nuovi stimoli per l’economia»

COLLAGNA. Un evento che in due edizioni ha visto una crescita esponenziale, e che ha le potenzialità per diventare un richiamo di livello nazionale per il crinale reggiano. Questo è stato il...

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COLLAGNA. Un evento che in due edizioni ha visto una crescita esponenziale, e che ha le potenzialità per diventare un richiamo di livello nazionale per il crinale reggiano. Questo è stato il “Mondiale del fungo” andato in scena a Cerreto Laghi, con risultati andati oltre ogni aspettativa. Risultati sui quali lavorare, come spiega il presidente del Parco nazionale, che ha organizzato l’evento, Fausto Giovanelli: «Per un week end di presunto “fuori stagione”, trecento partecipanti da tutta Italia e il “tutto esaurito” negli alberghi e ristoranti di Cerreto Laghi sono un fatto inedito e importante in sé. Ma chi ravvisa in questo solo il successo di una manifestazione folkloristica, coglie solo una parte della verità. E perde di vista la sostanza del valore dell’idea e dell’iniziativa del nostro casalingo “mondiale”. In realtà il “mondiale funghi”, al di là della passione e dell’autoironia che l’hanno accompagnato, ha prodotto un’esperienza di valore soprattutto sotto il profilo della ricerca e sviluppo di moderni circuiti economici per l’Appennino».

Spiega ancora Giovanelli: «I porcini e i boschi protagonisti al Cerreto non sono più quelli dei tempi di cappuccetto rosso che raccoglieva funghi, per la famiglia tra gli alberi attorno a casa. Ne includono il sapore fiabesco e naturale, ma esprimono anche un fascino attuale, diverso e lontano dalle favole, che attrae oggi e a migliaia gli abitanti delle città verso i boschi e la montagna: con una grande forza, tale che sembrano passare assolutamente in secondo piano le sofferenze per le distanze, le curve e le buche che, in altri contesti, sembrano ostacolo insuperabile per raggiungere l’Appennino. Quello che si è aperto col “Mondiale” è un vero e proprio moderno circuito economico di turismo di tipo naturalistico ed esperienziale: siamo lontani dai funghi di cappuccetto rosso, ma anche oltre la raccolta funghi delle leggi e “dei tesserini”, con le pur importanti rendite per le modeste entrate pubbliche del territorio».

Conclude il presidente del Parco: «In questa circostanza la passione per la raccolta funghi filtra direttamente attraverso il reddito di lavoro e d’impresa nel settore dell’ospitalità e della ristorazione in Appennino. Nel passato la raccolta funghi da parte di chi veniva da lontano è stata considerata dai residenti quasi un’attività di rapina, appena temperata dal pagamento del tesserino. Ora, fermi restando i legittimi diritti dei residenti e ancor prima dei proprietari dei boschi, si aprono prospettive di messa in valore di questa risorsa naturale e stagionale per un intero, non secondario, settore dell’economia del crinale. E’ il momento di riflettere ulteriormente: ciò che vale per i funghi, potrebbe valere anche per i mirtilli, per le castagne, per la cacciagione e persino per i colori del bosco». (l.t.)

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