Il centro storico è diventato il cimitero dei negozi sfitti
Comincia a muoversi qualcosa sul mercato della casa «ma la crisi finirà quando si venderanno spazi commerciali»
REGGIO EMILIA. Gli ultimi dati sul mercato immobiliare dicono che a Reggio qualcosa comincia a muoversi. Ma sono segnali timidi di fronte al desolante cimitero di negozi sfitti che si snoda per tutta la via Emilia, da Santo Stefano fino a San Pietro.
Alcune agenzie immobiliari che operano da diverso tempo sulla piazza reggiana, proprio in queste settimane sottolineano un aumento del 10% delle trattative che vanno a buon fine rispetto al 2013. La caduta che sembrava inarrestabile sia delle quotazioni sia del numero di acquirenti, anche se lentamente sta invece rallentando, almeno per quanto riguarda le abitazioni.
«Non altrettanto si può dire per le locazioni e le compravendite di immobili commerciali e artigianali», sottolineano gli operatori, per i quali «la crisi finirà proprio quando si torneranno a vendere gli spazi commerciali».
La situazione di Reggio in qualche modo è in controtendenza rispetto ai dati dell'ultima classifica de "Il Sole 24 Ore" relativa al patrimonio immobiliare. Secondo la indagine del quotidiano di Confindustria rispetto al 2012 l'invenduto in Italia è aumentato del 10%, con quasi 550mila case (una media di 15.8 unità abitative su mille).
Non a caso la nostra provincia si colloca nella parte bassa della classifica e si attesta all'83esimo posto su 103 capoluoghi di provincia e così a fianco del 26.5 per mille di La Spezia e al 26.3 di Trieste, Reggio si ferma al 10.7 per mille di abitazioni invendute sul totale del patrimonio iscritto a catasto, ultima tra le provincie della nostra regione.
Per ora si tratta solo di segnali di ripresa e di una inversione di tendenza rispetto alla profonda crisi in cui il settore si dibattuto negli ultimi anni (con le compravendite che sono crollate nel 2012 fino al 50%). «Anche le misure annunciate dal governo, come lo sconto Irpef del 20% su chi acquista immobili da destinare ad affitto a canone concordato, ancora non si avvertono, ma qualcosa si muove», conferma Fabrizio Carretti dell'agenzia “I consulenti immobiliari”.
Un giudizio, questo, ribadito dai titolari dall'agenzia Business, secondo i quali «i prezzi si sono stabilizzati e a forza di rimandare, nelle famiglie in cui nel frattempo i figli sono cresciuti, l'acquisto di una nuova abitazione più spaziosa è tornata una priorità. Inoltre i prezzi sono al di sotto del costo di costruzione e non sempre gli immobili che finiscono all'asta sono appetibili».
Ad essere cambiato è anche l'atteggiamento delle banche. «Sono più propense a concedere mutui, anche per dimostrare all'Ue che si muovono e perché con le quotazioni odierne non corrono il rischio di finanziare un immobile oltre il suo valore di mercato», spiega ancora Fabrizio Carretti.
La conferma che qualcosa è cambiato arriva anche dalla riapertura di qualche cantiere, ci dice Federico Spallanzani che sta ultimando un intervento che prevede quaranta appartamenti di ultima generazione a ridosso del centro storico in cui le misure antisismiche, la domotica e l’efficentamento energetico la fanno da padrone. Con la crisi è cambiato anche la domanda, con quella del lusso non si è mai fermata, come è accaduto invece per villini e villette a schiera. Vuoi per il prezzo o perché i nuclei si fanno sempre più piccoli e gli acquirenti più attenti ai costi di gestione, ma le villette a schiera ora non le vuol quasi più nessuno.
Roberto Fontanili
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