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«Ben vengano gli esami per far emergere la verità»

«Ben vengano gli esami per far emergere la verità»

Il delitto di Castelnovo Monti: l’avvocato che difende l’assassino reo confesso «Se confermeranno la versione di Fettah, la sua posizione ne uscirà alleggerita»

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CASTELNOVO MONTI. «Ben vengano ulteriori accertamenti scientifici: abbiamo piena fiducia nel lavoro della Procura e auspichiamo che i rilievi effettuati, e dallo scorso 18 agosto sono stati veramente tanti, possano riscontrare la versione fornita dal nostro assistito». Così Domenico Noris Bucchi, avvocato che assiste Abdelkebir Fettah, reo confesso per l’omicidio di Andrea Germini, avvenuto il 18 agosto lungo il greto del Secchia, in riferimento agli accertamenti del Ris su 24 reperti raccolti nella zona dove fu rinvenuto il cadavere, parzialmente bruciato, del 32enne castelnovese, ucciso dal collega nell’azienda agricola del suocero di Andrea, Fettah.

Bucchi rimarca come siano stati tanti gli esami e gli accertamenti dalla data dell’omicidio: «Sono stati almeno sette: sulla persona di Fettah, quando fu fermato, poi l’autopsia su Germini il 20 agosto, poi sul computer della moglie di Germini (Marinella Campani, ndr) da parte della polizia postale, poi il 3 settembre sulla vettura di Germini (al deposito Aci) per cercare eventuali impronte e tracce biologiche, e ora i reperti raccolti nella zona del Pianello, dove fu rinvenuto il cadavere. Inoltre oggi (ieri per chi legge, ndr) mi è stato notificato che ulteriori accertamenti verranno effettuati nuovamente sulla vettura di Germini il prossimo 14 ottobre da parte dei Ris di Parma».

Prosegue Bucchi: «Credo sia rilevante che gli accertamenti stiano proseguendo con continuità e a 360 gradi, tesi all’individuazione di ogni elemento che possa essere utile. Quanto mi auguro è che possano confermare la versione fornita dal nostro assistito. Se così sarà la sua posizione ne uscirebbe alleggerita».

Bucchi fa notare che praticamente tutti questi rilievi sono successivi alla versione fornita da Fettah. Una versione i cui contorni, a grandi linee, restano quelli filtrati nelle ore successive al delitto: quello che doveva essere un chiarimento di conti tra i due finito male, un chiarimento che si era reso necessario a causa delle gelosie e dell’incrinarsi nelle dinamiche di relazione costruite da Fettah con la famiglia che gli aveva dato un lavoro, una volta che nell’azienda era entrato a lavorare anche Germini. Al Pianello i due, sempre secondo le ricostruzioni emerse dalle parole di Fettah, sarebbero venuti alle mani e il marocchino avrebbe raccontato di aver afferrato una pietra e, per difendersi, di averla lanciata contro l’uomo colpendolo alla testa. Poi avrebbe cercato di bruciare il cadavere semplicemente con un accendino. Quindi il tentativo di fuga con l’auto della vittima, abbandonata non appena ha sentito le sirene dei carabinieri che stavano arrivando, prima di essere fermato, scalzo, a pochi chilometri dal luogo del delitto.

«Abbiamo grande fiducia negli esami disposti dalla procura – conclude Bucchi – tanto che per quasi tutti questi accertamenti, per scelta difensiva non abbiamo nominato alcun consulente». (l.t.)

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